5 maggio 2013

LA REPUBBLICA DI “NAPISAN”




IL GOVERNO “ALF-ETTA”: PIU’ BIANCO NON SI PUO’!

   
“L’Italia è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire, dove tutto rimane uguale, immobile, in mano a dinosauri…” (da La Meglio Gioventù)
 


“THE WINNER IS…”

Giorgio Napolitano! Finalmente il Parlamento, dopo prolungato travaglio, è riuscito a partorire un nuovo nome per lo scranno più alto di Roma.
Beh, “nuovo” non è forse l’aggettivo più indicato… Diciamo che, quantomeno, la benamata “partitocrazia” ha cavato fuori qualcosa dal cilindro!
Certo, non proprio il Bianconiglio… Ma “Italialand” ha ben poco del Paese delle Meraviglie, apparendo piuttosto un gingillo disgraziatamente finito nelle mani di una classe politica infantile e trastullante...

La (ri)nomina quirinalizia ha assunto una valenza reazionaria, conservatrice, in perfetto stile “ancien régime”. Eppure, in soli due mesi, molto è cambiato: si è assistiti, di fatto, alla trasformazione in senso semipresidenziale della Repubblica ed alla nascita del primo governo -per alcuni “fantoccio”- del Presidente!
Tutto ciò, è bene ricordarlo, “a Costituzione invariata”...
Dove trae fondamento giuridico, or dunque, il nuovo assetto politico-istituzionale?
Verrebbe da pensare ad una “Costituzione ombra”: una Carta segreta, a metà tra le leggi di Murphy e le tavole mosaiche, i cui principi o massime fondamentali possiamo solo maliziosamente immaginare...

I LEGGE DI NAPISAN:
“Se cerchi il futuro, guardati alle spalle…”
Il messaggio lanciato, perfino “urlato”, dalla maggioranza degli italiani alle ultime Politiche (dal 25% degli elettori del movimento antisistema di Grillo, come dal 25% di coloro che hanno disertato le urne) è stato forte ed inequivocabile: “vogliamo cambiamento, rinnovamento, pulizia!”. 
Come il Parlamento -il più giovane della nostra Repubblica- ha risposto a questo grido? Rieleggendo al Quirinale, per un altro mandato settennale, un degnissimo signore di 88 anni.

Dopo le elezioni politiche faunisticamente più stravaganti della storia (trasformate in una gara tra lepri, giaguari, grilli e caimani, mentre nei talk show i candidati esibivano le proprie bestiole domestiche), mancava solo ritrovarsi un gattopardo al Colle, 101 sciacalli nel Pd… e 1007 struzzi in Parlamento! 
Mai disperare: almeno i partiti hanno risposto agli inviti ad un ricambio generazionale. Se le risposte, però, si chiamano Letta ed Alfano, come non chiedersi se hanno sbagliato domanda???

II LEGGE DI NAPISAN: 
“Se vuoi galvanizzare i parlamentari, strapazzali… ma non di coccole!”
Nel film “Sogni d’oro”, Nanni Moretti strappava una calorosa standing ovation, ad un pubblico teatrale fin lì alquanto apatico, intonando un chiaro e forte: “Pubblico di merda! Pubblico di merda! Pubblico di merda!”. 
In occasione del discorso di re-insediamento di Giorgio II, non pochi increduli spettatori avranno avuto l’impressione di assistere ad un remake improvvisato di quella scena! Più il vecchio Presidente rincarava il suo atto d’accusa nei confronti di una classe politica messa pubblicamente in croce, inchiodata alle proprie responsabilità, più i parlamentari rispondevano commossi con applausi a scena aperta, scorticandosi le mani! 
“Se mi troverò dinanzi ad assurdità, come quelle appena passate, non esiterò a trarne conseguenze dinanzi al Paese!”, concludeva il suo discorso. Ed ecco, in un’Aula Montecitorio sempre più estasiata, riecheggiare in sottofondo una sola invocazione: “Santo subito”!


III LEGGE DI NAPISAN:
“Se sei convinto che Berlusconi sia politicamente morto, per non ricrederti, aspetta almeno tre giorni…”
Tre giorni: tanti sono bastati al Pd per “concordare di non saper concordare” su altro nome all’infuori di Napolitano!
Il tutto con la “viva e vibrante soddisfazione” di Berlusconi, unico vero vincitore della partita per il Quirinale, segnando con scioltezza due gol a porta sguarnita:
il primo, assicurandosi alla Presidenza, più che un mastino napoletano, un “cagnolino di guardia” della Costituzione (un Presidente “mani di penna” pronto a controfirmare qualsiasi testo di legge gli si sottoponga e sempre vigile contro ogni “eccesso d’indipendenza” di stampa e magistratura: persino capace di porsi in conflitto con una Procura ed ottenere la distruzione di intercettazioni che lo riguardavano, con ciò conquistandosi la viva e sincera ammirazione di Silvio!);
il secondo, spalancando le porte alla nascita del tanto invocato “governissimo”, di cui la rielezione di Napolitano ha rappresentato solo una prima “prova tecnica d’inciucio” (solo tre giorni dopo il Presidente assegnava a Letta l’incarico per la formazione del nuovo esecutivo).
Altro che “non vittoria” (altra “genialata comunicativa” dell’astro morente della politica italiana, Bersani): le elezioni del 25 febbraio hanno segnato una vera “debacle” per il Pd!


IV LEGGE DI NAPISAN:
“Se una rotta conduce alla deriva, sarà certo seguita dal Pd…”
La Sinistra si è sempre contraddistinta per tratti di puro “masochismo”: una pulsione autodistruttiva sintetizzabile nello slogan “facciamoci del male!”. Questa volta, però, il “tafazismo democratico” ha dato la prova migliore di sé in assoluto.
Attaccare oggi il Pd è operazione fin troppo semplice, un po’ come sparare sulla Croce Rossa… Ma come rimanere inermi dinanzi all’ennesimo “disastro politico” di un Partito capace di collezionare una sfilza di disfatte tali da far impallidire la macchina da guerra del funesto Occhetto?
La cosa più di sinistra che Bersani è riuscito ad esternare in campagna elettorale -mentre molti stavano ancora a chiedersi il senso della metafora del passerotto in mano e del tacchino sul tetto…- è stata “smacchieremo il giaguaro”. Come sorprendersi, allora, se la “lepre di Bettola” è finita stordita da un Grillo e sbranata da un Caimano? 
Passi l’avallo al governo Monti (allorquando al Pd, con un po’ di coraggio in più, sarebbe bastato un ritorno anticipato alle urne per realizzare la sua “mission” storica: polverizzare Berlusconi!); passi la rinuncia a far campagna elettorale (rassicurati da sondaggi preannuncianti una vittoria “a mani basse” del centrosinistra); passi l’orgogliosa riottosità nell’accettare la candidatura Rodotà (come aspettarsi, del resto, che un partito di Sinistra sostenesse una candidatura di Sinistra???). Ma quanto tempo dovrà passare per far dimenticare la “figuraccia” del Pd nel raggiungere una “vaga intesa” su di un nome per il Quirinale?
Il “Titanic democratico”, sotto l’abile guida di un Bersani emulante le gesta di capitan Schettino:
giovedì 18 aprile, affondava Marini (la cui candidatura, emersa a sorpresa nella notte, cancellava con un “colpo di spugna” la linea politica seguita per 50 giorni dal Partito);
venerdì 19, affondava Prodi (il cui nome era emerso frettolosamente in mattinata per correre ai ripari, stravolgendo nuovamente quel pò di logica politica sottostante la candidatura Marini);
sabato 20, recuperava dagli abissi il relitto di Napolitano (cui ci si è, infine, disperatamente appigliati per mancanza di altre scialuppe!).
Non è chiaro se i parlamentari democratici, molti alla prima esperienza, abbiano scambiato la partita politica per il Quirinale per una partita di battaglia navale... E non è chiaro se, quantomeno, ne conoscessero le regole del gioco, essendosi colpiti ed affondati da soli! 
In appena quattro mesi (due di campagna elettorale, due post elettorali), Bersani è riuscito a sfasciare un partito che vantava 3 milioni di “fessi” disposti persino a pagare pur di illudersi di contare qualcosa! C’è chi sostiene che “in Italia spesso chi ha le idee migliori è un perdente” (Pier Luigi Celli): anche se così fosse, i segretari del Pd rimarrebbero l’eccezione che conferma la regola...

La profezia di Nanni Moretti del 2002 (“Con questi dirigenti non vinceremo mai, non sanno più parlare al cuore, alla testa e all’anima delle persone!”) sembra divenuta una maledizione. Se due indizi fanno una prova, di prove se ne hanno oramai tante da poter pronunciare sentenza:
il Pd vince quando perde le primarie (si vedano le ultime elezioni a Milano, Genova, Cagliari, Palermo, Puglia);
il Pd perde tutte le volte in cui vince le primarie (si veda la disfatta elettorale di Veltroni prima, Bersani poi; non fanno testo i casi Crocetta e Serracchiani, entrambi candidati di rottura che hanno giocato la campagna elettorale tutta “per” il Pd ma “contro” il Pd).
Dal 2002 ad oggi, in realtà, qualcosa è cambiato: nel 2008 è nato il Pd, all’insegna del motto “morti due partiti… se ne fa un altro!”.
Cos’è il Pd?
Il primo esperimento di “vivisezione politica” della storia: un OPM (“organismo politicamente modificato”) creato dalla fusione a freddo tra le due anime storiche del centrosinistra, quella postdemocristiana e quella postcomunista. 
Cosa ha rappresentato il “sogno democratico”, in una formula il veltroniano “Yes, we can”?
Un’illusione (quella di costruire un partito a “vocazione maggioritaria”) frutto di una presunzione (quella di concepire un “partito-coalizione” in un sistema politico non bipartitico) e trasformatasi presto in un incubo (quello di veder presentato come “nuovo” un partito retto dalla vecchia classe dirigente di Ds e Margherita). 
Il risultato?
Un partito né “pesante” (stile ex Pci) né “leggero” (stile ex Forza Italia), bensì “gassoso”, ovverossia inconsistente: un “amalgama malriuscito”, ebbe modo di definirlo Massimo D’Alema; un “tubetto senza dentifricio”, per Arturo Parisi.


V LEGGE DI NAPISAN:
“Avvertenza: occupare a lungo una poltrona può causare dipendenza!”
“Non mi convinceranno mai a restare”: queste le parole di Napolitano, in un’intervista al Corriere della Sera del 14 aprile scorso. Peccato che, trascorsa una settimana, lo stesso si rendesse disponibile ai partiti per un reincarico!
B&B (Bersani and Berlusconi), in pellegrinaggio su al Colle come fosse Canossa, evidentemente hanno offerto al riluttante Giorgione una prospettiva più allettante di quella di trascorrere i suoi ultimi anni in un anonimo B&B (Bed and Breakfast) sull’isola di Stromboli… In fin dei conti, anche senza vista mare, al Quirinale il clima non è poi così male… ed il servizio gratuito ed “All Inclusive”!

VI LEGGE DI NAPISAN:
“Le parole sono importanti: pronunciatele con prudenza!”
“Golpe!”: questo il primo epiteto venuto in mente a Beppe Grillo per commentare la rielezione di Giorgio II. 
“Le parole sono importanti!”, avrebbe risposto il Nanni Moretti di “Palombella Rossa”, per cui è doveroso precisare che si tratta di un’emerita idiozia, di una sciocchezza: anzi, di un’offesa alla lingua italiana!
La ragione? Molto ovvia:
in primis, nessuna norma costituzionale o regola democratica è stata violata;
in secundis, il nome di Napolitano è stato indicato da oltre i due/terzi dell’Assemblea dei grandi elettori.
Detto questo, è sempre legittimo esercitare il diritto di critica, anche nei confronti del Capo dello Stato. Non è un abominio, così, affermare che il secondo mandato presidenziale costituisce una “anomalia costituzionale” senza precedenti nella nostra storia! 
Per comprenderlo, non occorre certo leggere il blog di Grillo. Basta rileggersi l’autorevole parere degli ultimi due presidenti della nostra Repubblica ancora viventi:
◆ Carlo Azeglio Ciampi, rifiutando nel 2006 ogni ipotesi di rielezione, sostenne che la mancata rielezione del Presidente era da considerarsi “una consuetudine significativa da non infrangere”, aggiungendo che “il rinnovo di un mandato lungo, quale quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”;
lo stesso Napolitano, fino al 7 marzo scorso, ebbe modo di dire che “il già lungo settennato al Quirinale corrisponde bene alla continuità delle nostre Istituzioni ed anche alla legge del succedersi delle generazioni”, ribadendo, il 14 aprile, che la sua rielezione “sarebbe una non soluzione, perché ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti. Sarebbe sbagliato fare marcia indietro, ai limiti del ridicolo: niente soluzioni pasticciate e all’italiana”. 
Come non giudicare, allora, la rielezione del Capo dello Stato una scelta “ai limiti del ridicolo”, una "non soluzione": anzi, una “soluzione pasticciata e all’italiana”?


VII LEGGE DI NAPISAN:
“Se la Costituzione né funziona né si riforma… basta raggirarla!”
La trasformazione del ruolo del Capo dello Stato è un processo storico che si può far risale addirittura alla presidenza Pertini e si è ancor più palesato sotto la presidenza Cossiga.
Negli ultimi due anni, però, questo processo ha registrato una brusca accelerazione: sotto la presidenza Napolitano, per cause di forza maggiore (la concomitanza di crisi finanziaria e politica), si è assistito ad un’evoluzione della forma di Stato in senso semipresidenziale. 
Sintomi di questa “patologia” -tale in quanto sviluppatasi al di fuori dei canoni della Costituzione- sono stati:
prima, la nascita del governo Monti, un governo tecnico del Presidente;
poi, la rielezione di Napolitano, in netto contrasto con lo spirito dei Padri Costituenti;
per ultimo, la nascita del governo “Alf-etta”, un governo politico del Presidente (formato dietro suo esplicito diktat, assumente come base di programma il rapporto dei dieci saggi di nomina presidenziale e nel quale il Capo dello Stato ha svolto un ruolo decisivo per la formazione della squadra ministeriale). 
Piccolo particolare: ad oggi, l’Italia è una repubblica parlamentare ed il Capo dello Stato è di nomina politica.
Non è augurabile, allora, che il prossimo presidente della Repubblica sia eletto direttamente dai cittadini, piuttosto che da una combriccola di segretari riunitisi in segrete stanze?
Non sono maturi i tempi per una riforma organica della seconda parte della Costituzione? 
E perché mai delegare tale compito ad una fantomatica “Convenzione per le riforme”, quando in Parlamento già sono presenti due apposite Commissioni Affari Costituzionali?


VIII LEGGE DI NAPISAN:
“Se credete nella democrazia rappresentativa e partecipata… avete mai pensato di trasferirvi in Svizzera?”
“Mai e poi mai con Berlusconi!”: questo l’unico slogan vincente del Pd in campagna elettorale, mentre Bersani già strizzava l’occhiolino a Monti… Oh perbacco! Chi avrebbe mai creduto che, dopo poche settimane, i vice di Bersani (Letta) e Berlusconi (Alfano) si sarebbero ritrovati “fianco a fianco” alla guida dello stesso governo?
“Mai e poi mai con Monti!”: questo il messaggio scandito “a caratteri cubitali” da Berlusconi, dopo aver decretato la fine anticipata del governo tecnico… Acciderbolina! Chi avrebbe mai immaginato che, dopo pochi mesi, Pdl e Scelta Civica sarebbero tornati a governare insieme, ricostituendo la stessa maggioranza reggente il governo Monti?
“Mai e poi mai senza Monti!”: questa la litania recitata fino alla noia da Casini, pronto a idolatrare l’ex Premier come un salvatore della Patria… Perdindirindina! Chi avrebbe mai scommesso un cent che sarebbe bastata un’analisi post-voto a suggerire a Casini di prendere le distanze dal Professore?
L’Italia è davvero, per dirla alla Montanelli, “un Paese senza memoria, che ignora il proprio ieri”
Con la “doppia mossa” Napolitano-Letta, la “partitocrazia italiota” ha adottato una strategia di difesa ben precisa: barricarsi dentro il Palazzo, non concedere alcun spiffero al vento del cambiamento, sbarrare le porte per silenziare le piazze, sedersi attorno al tavolo per aiutarsi a rattoppare le vesti a brandelli dei partiti, nel tentativo di ricostruire una “presentabilità perduta”!
In tutto questo, qual è il peso della volontà (sovranità) popolare? Il “governissimo” -benservito, sul piatto del Pdl, dai 101 “franchi tiratori” del Pd- è proprio l’appalesarsi della “paura fottuta” dei partiti di sottoporsi al giudizio degli elettori!
Come stupirsi se è divenuta consuetudine per gli elettori “disertare le urne” (o votare il M5S…) piuttosto che legittimare una classe politica sempre più “aliena”, marziana, capace di rispondere al malcontento crescente solo “blindandosi” e rafforzando le scorte?
IX LEGGE DI NAPISAN:
“Perché invocare una Terza Repubblica… quand’è possibile risuscitare la Prima?”
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”: ancora una volta sembra avveratasi la celebre profezia di Tancredi ne “Il Gattopardo”.
“Canti di giubilo” si sono alzati alla notizia della nascita del governo “Alf-etta”. Stampa e tv governativa, all’unisono, hanno esaltato gli elementi di novità, giovinezza, parità di genere del nuovo esecutivo… in perfetto stile telegiornali “Istituto Luce” del Ventennio!
Più che incontri segreti, pare che al Palazzo si siano tenute “sedute spiritiche” per risuscitare l’antico, consociativo “spirito Cencelli”, che sembrava sepolto tra le ceneri del ‘900.
Il governo “Alf-etta” costituisce la più intelligente operazione di alchimia politica” possibile per camuffare quello che ha tutte le caratteristiche proprie di un “inciucio” ed occultare la riemersione, dagli abissi della Prima Repubblica, di una “balena bianca”! Si direbbe che, dal tentativo della classe politica di “sbiancare” con un colpo di spugna le proprie macchie, è uscito fuori un governo “bianchissimo”: anzi, il più bianco che si può!


X LEGGE DI NAPISAN:
“Se vuoi giustificare una porcata, basta non chiamarla per nome, appellandosi a formule di distrazione di massa quali governo di servizio…”
Senza giri di parole, la rielezione di Napolitano e la nascita del governissimo sono state le “chiavi di porco” utilizzate dalla “banda del buco” dei partiti per scassinare la democrazia, saccheggiandone la sovranità! Alla fine di questo “Romanzo Quirinale”, politici per anni recitanti la parte di acerrimi avversari, gettata la maschera, si sono seduti allo stesso banchetto, dando al Paese il “benservito”!
Il governo “Alf-etta” è la personificazione del nuovo compromesso storico, con una non piccola differenza: ieri le parti in causa si chiamavao Moro e Berlinguer, oggi Alfano (ancora alla ricerca del “quid” perduto…) e Letta (un giovane già vecchio, cresciuto al latte del seno dello zio!). 
“Di’ una cosa di sinistra, di’ una cosa anche non di sinistra, di civilità… Di’ una cosa, di’ qualcosa! Reagisci!”: questo l’appello rivolto a un D’Alema d’annata da Nanni Moretti nel film “Aprile”. Per i strani corsi e ricorsi della storia, nell’aprile appena scorso, la cosa più di sinistra che il Pd è riuscito a dire è stata: “Si a Napolitano, no a Rodotà; si a Berlusconi, no a Grillo”. 
Molti elettori democratici si erano già rassegnati ad ingerire la “pillola Monti”… Nessuno, però, si sarebbe aspetto d’assumere anche la “supposta Berlusconi”! Molti di loro non si chiederanno più “dove ha sbagliato il mio partito?”, bensì “come ho potuto così ingenuamente sbagliare partito?”. 
Ogni espediente comunicativo, stratagemma lessicale, artifizio retorico si è tentato per addolcire il passivo “bunga bunga” richiesto agli elettori di centrosinistra. Qualche esempio? Nessun accenno al termine “inciucio”, solo “governo di servizio”; vietato parlare di “tradimento elettorale”, solo di senso di responsabilità; un tabù le parole “incoerenza” o “trasformismo”, meglio appellarsi al “dovere verso la Patria”…
Le parole d’ordine più correntemente gettate in pasto agli italiani? 
Governo subito, governo purché sia!. Ma perché mai, in democrazia, la prospettiva di un ritorno alle urne sarebbe tanto deprecabile? 
Tornare al voto col Porcellum? Che Dio ce ne scampi!. Verissimo. Ma perché mai dovrebbe ricadere sugli elettori la colpa dei partiti, mostratisi incapaci, in un anno e mezzo di governo Monti, di cambiare la tanto vituperata legge elettorale? E cos’ha impedito al nuovo Parlamento di dedicare i due mesi trascorsi ad approntare subito una riforma elettorale, piuttosto che traccheggiare invano? 
Il governissimo? Non ci sono alternative!. Niente di più falso! Di alternative ve ne sarebbero state almeno tre: governo di scopo (per la sola riforma elettorale) con chi ci sta, governo di cambiamento Pd-M5S, elezioni anticipate a giugno. “Falso” affermare che il M5S si è reso indisponibile a qualsiasi ipotesi di governo: l’indisponibilità era, di certo, nei confronti di un governo di minoranza Bersani. Perché lo “smacchiatore di giaguari” non ha subito fatto un passo indietro, perse le elezioni, per facilitare una convergenza con i pentastellati? E perché, dopo 55 giorni d’inconcludenti avance, Bersani ha voltato le spalle ai grillini proprio quando questi ponevano sul piatto del compromesso il nome di Rodotà? 
Grillo? Inimmaginabile come alleato di governo!. Alla fine nel Partito Democratico ha prevalso la logica gattopardesca, tipicamente sicula, del “megghio u tintu canusciuto ca u bonu a canuscise”Benissimo. Ma come spiegare ai propri elettori d’aver ritenuto il Cavaliere d’Arcore (appena cinque mesi fa staccante la spina al governo Monti) un personaggio più serio ed affidabile? E come reagirà la base del Pd, per mesi rassicurata dal mantra bersaniano del “mai con Berlusconi” e “o governo di cambiamento, o voto”? Di certo, i militanti democratici avranno una (anzi 101) ragioni in meno per difendere il proprio partito dall’etichetta “Pd-menoelle”: Pdl, piuttosto, pare ormai acronimo di “Partito di Letta”!
“Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo”, confessava un ingenuo Letta (Enrico) in tempi non sospetti (13 luglio 2012). Per una volta, un dirigente Pd ne ha “azzeccato” una: alle prossime elezioni, difatti, sarà altamente probabile che molti voti andranno al Pdl… piuttosto che disperdersi verso il Pd! 
A buon intenditor…


“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra” (Don Fabrizio, da Il Gattopardo)

 
 
RIFERIMENTI ONLINE:


Blog: Panta Rei
Pagina facebook: “Panta Rei
Gruppo facebook: “Terza Repubblica

   
“IPSE DIXIT”:
 ECCO IL PD DI LETTA E DI GOVERNO...
(CRONOLOGIA DUN PARTITO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI…)

E LE CHIAMAVANO “BOCCHE DI ROSA”…
“Mi vien da pensare che la vera pornografia sia la politica”
(Milly D’Abbraccio, ex regina dell’hard)
TU CHIAMALO SE VUOI… “PARTITO DISASTRATO” (PD!)

Citazioni (e contraddizioni) d’un partito “in rotta verso il nulla”… 
 CI VUOL PIU’ CORAGGIO O PUDORE A (NON) CAMBIAR POSIZIONE IN POCHE ORE?



COME (NON) MORIRE DEMOCRISTIANI !

“Governissimo”: forma d’eutanasia della Sinistra?

PER NON DIMENTICARE !
101 modi (ed oltre…) per (non) dire: “INCIUCIAMO ?”

 




  
  
  



 
 







   
 PER NON DIMENTICARE...
 

 

5 commenti:

  1. Grillo dice sciocchezze solo perché non sa di che cosa parla, ma le parole cosí importanti che pronuncia, devo contraddirti, sono esattissime. La rielezione di Napolitano è un colpo di Stato, e spiego perché.

    Uno (cioè il tuo punto due), non ha nessun rilievo la circostanza che sia stato votato da due terzi dei grandi elettori. Un colpo di Stato può essere attuato anche da un organo costituzionale nel suo insieme, quindi anche da tutto il Parlamento. In questo caso, però, è stato attuato dal presidente della Repubblica.

    Due (cioè il tuo punto uno), le norme costituzionali violate non solo ci sono, ma sono *molte*. L'errore è ritenere che per aversi colpo di Stato debbano essere violate nella forma: questo vale solo per il colpo di Stato “aperto”, mentre si sa benissimo che ogni regime, prima di diventare tale, sfrutta a suo vantaggio le forme costituzionali. Lo fece anche il regime fascista fino al 1924. Occorre allora verificare quali sono le regole violate *nella sostanza*. In questo senso:

    1) Dopo le elezioni, Giorgio Napolitano ha chiesto pubblicamente la formazione di un governo di “larghe intese”, costituito tra l'altro da due forze minoritarie nel paese (PD e PdL non raggiungono neanche il 50%). In questo modo ha violato l'art. 87 comma 1 che gli assegna il ruolo di rappresentante dell'unità nazionale.

    2) Dopo il fallimento del “tentativo Bersani”, Napolitano ha nominato una commissione di saggi incaricata di indicare le priorità di governo. In questo modo ha violato: a) l'art. 89 comma 1, dando vita a un atto invalido ma produttivo di conseguenze politiche enormi; b) l'art. 90 comma 1, che lo dichiara irresponsabile in ragione della sua natura di organo di garanzia, vietandogli quell'iniziativa politica che è propria degli organi di governo e alla quale corrisponde invece una posizione di responsabilità; c) l'art. 95 comma 1, che infatti assegna la funzione di indirizzo politico del Governo al presidente del Consiglio e gli assegna la corrispondente responsabilità.

    3) Contemporaneamente, Napolitano ha mantenuto in carica il Governo Monti oltre il termine politicamente ragionevole per un esecutivo dimissionario, senza rinviarlo alle Camere come si fa in questi casi, e come fece egli stesso nel 2007 dopo le prime dimissioni del II Governo Prodi. In questo modo ha violato l'art. 94 comma 1, che pretende che il Governo abbia la fiducia delle Camere.

    4) Quanto indicato ai punti 1), 2) e 3) comporta, per inciso, una non secondaria “autopresentazione” di Napolitano alle elezioni del presidente della Repubblica con un preciso “programma” di governo, il che stravolge la funzione assegnatagli dagli artt. 87-91 e può indirizzare (come infatti è platealmente avvenuto visto l'affossamento da parte dei franchi tiratori di tutti i candidati diversi da Napolitano stesso) il Parlamento verso la rielezione.

    5) Dopo la rielezione, Napolitano ha pronunciato un discorso di insediamento nel quale ha legato la sorte del suo mandato alla tenuta del Governo. In questo modo ha violato: a) l'art. 85 comma 1, a mente del quale il presidente della Repubblica è eletto per sette anni; b) l'art. 91, che gli impone un giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione al quale, evidentemente, non è lecito apporre condizioni; c) l'art. 94 comma 3, che assegna al Governo il potere e il dovere di chiedere la fiducia alle Camere.

    6) Dopo la nomina di Enrico Letta, Napolitano pare aver suggerito la nomina di alcuni ministri chiave che non appartengono a nessuno schieramento (Bonino, Cancellieri, Giovannini, Saccomanni). In questo modo ha violato l'art. 92 comma 2, che assegna l'iniziativa al presidente del Consiglio

    Ce ne sarebe abbastanza per metterlo in stato d'accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione. Faccio notare, a margine, visto appunto che le parole sono importanti, che l'evoluzione anche solo di fatto in senso «semipresidenziale» di un regime parlamentare *è* un colpo di Stato.

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  2. Un primo commento alla “rielezione” di Napolitano ed alla nascita del governissimo “Alf-etta”???
    Le “chiavi di porco” utilizzate dalla “banda del buco” dei partiti per scassinare la democrazia, saccheggiandone la sovranità!

    Cosa ci ha riservato il finale a sorpresa di questo “Romanzo Quirinale”?
    Politici per anni recitanti la parte di acerrimi avversari che, gettata la maschera, si son comodamente seduti allo stesso banchetto, dando al Paese il “benservito”!

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  3. Ecco, in sintesi, il mio pensiero:

    PRIMO:
    Il "governissimo" Alfano-Letta, dopo l'esperienza Monti (giudicata come ben sappiamo dagli elettori....), appare come un’operazione di "restyling": sono cambiate le tessere, ma il puzzle è rimasto lo stesso!

    SECONDO:
    Il governo Pd-Pdl non era l'unica strada percorribile, bensì l'unica strada che il Pd (forse no Bersani, ma almeno 101 suoi compagni di partito) hanno voluto “coscientemente” inseguire fin dal primo giorno.
    Ecco solo alcune delle alternative possibili:
    1- Elezioni anticipate a giugno: perché, in democrazia, la prospettiva di un ritorno alle urne sarebbe tanto “deprecabile”?
    2- Modifica del Porcellum (anche senza nuovo governo, grazie alla prorogatio di Monti) e poi subito al voto. Cos’ha impedito al nuovo Parlamento di dedicare i due mesi trascorsi invano ad approvare una riforma elettorale?
    3- Governo di scopo (per la sola riforma elettorale) con chiunque ci starebbe stato, poi subito al voto.
    4- Governo di coalizione col M5S. “Falso” affermare che il M5S si è reso indisponibile “a qualsiasi ipotesi” di governo: l’indisponibilità era, di certo, nei confronti di un governo di minoranza Bersani. Perché Bersani, perse le elezioni, non ha subito fatto un passo indietro per facilitare una convergenza con i “pentastellati”? E perché, dopo 55 giorni d’inconcludenti avance, ha voltato le spalle ai grillini proprio quando questi ponevano sul piatto del compromesso il nome di Rodotà? Facile obiettare che Grillo è un personaggio “inattendibile”. Ma forse il Cavaliere sarebbe più serio ed affidabile???

    TERZO:
    Il governo “Alf-etta” ha spalancato le porte per un ritorno in campo di Berlusconi (che tiene in mano la spina di questo governo), mentre si rivelerà un vicolo cieco per il Pd, che verrà facilmente “cannibalizzato” da Grillo e Vendola (non certo alle imminenti Amministrative, bensì alle prossime Politiche).
    Se è vero che le sorti del governo dipendono non solo dal Cav ma anche dal Pd, difatti, è ancor più vero che un Pd così “disastrato” e logorato è “condannato” alla sopravvivenza del governo Letta. Ma chi può credere che un Cavaliere così galvanizzato dai sondaggi sarà tanto generoso da offrire al Pd tutto il tempo che gli occorre prima di stroncarlo definitivamente con un voto anticipato (esattamente come fatto con Monti)?

    QUARTO:
    Come giudicare gli esponenti del Pd che, fino al giorno prima di votare la fiducia, promettevano: “mai con Berlusconi”?
    Più che di "stupidità", parlerei di sfacciata incoerenza e impudica ipocrisia, il tutto spacciato per senso di responsabilità!

    QUINTO:
    Il Pd “né durerà né può durare”.
    La ragione? E’ un “OPM” (un “organismo politicamente modificato”), un esperimento politico a dir poco temerario tentato per “scopiazzare” la politica americana, allontanandosi dalle culture politiche di riferimento europee.
    Il fatto che non esistano modelli simili in Europa (dove dappertutto si contrappongono socialdemocratici e conservatori) non può essere casuale…

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  4. SESTO:
    Molti fanno a gara a cercare limiti e contraddizioni all’intero del M5S…
    L’errore vero, in realtà, è illudersi che Grillo possa atteggiarsi a “grande statista” ed il M5S possa reggersi su una solida base politico-programmatica. Come pretendere da loro ciò che non si è preteso negli ultimi vent’anni da Berlusconi o dalle varie sigle partitiche succedutesi a sinistra (dall’Asinello al Pd)?
    Il successo del M5S è la dimostrazione del “totale fallimento” della classe politica italiana, fallimento che non può essere certo imputabile ai grillini! Al M5S, semmai, va già il merito di aver imposto il tema del rinnovamento, della meritocrazia e del taglio ai costi della politica al centro del dibattito politico…
    Qualcuno forse crede, difatti, che senza la “spina sul fianco” di Grillo le vecchie Giunte regionali della Lombardia e del Lazio non sarebbero ancora al loro posto? O che oggi non ci ritroveremmo alle più alte cariche dello Stato e nei posti che contano del Governo i soliti noti della Prima Repubblica? O che Renzi avrebbe avuto una qualche chance di non esser silenziato nel Pd? O che sarebbe bastato al Pd l’assenza del M5S per vincere tranquillamente le ultime elezioni? In tal caso, probabilmente, il vero vincitore sarebbe stato l’astensionismo!
    Grillo sta svolgendo una funzione di “valvola di sfogo” per un Paese abbandonato, mal governato, demoralizzato, sempre più “rabbioso”. La palla, ora, passa ai partiti, che devono dimostrare di avere la capacità di autoriformarsi, rinnovarsi e riconquistare i consensi perduti.
    Se il Pd, poi, prosegue nella strada autolesionista perseguita da almeno cinque mesi, come lamentarsi se Grillo vedrà ancora crescere i suoi consensi?

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  5. ALCUNE ANALISI POST- AMMINISTRATIVE…

    SUL M5S:
    Non mi aspettavo un nuovo “tzunami” del M5S alle Amministrative: il voto “pentastellato” è prevalentemente un voto di protesta e/o d’opinione, che si esprime al meglio solo alle Politiche… (alle Comunali contano molto il peso dei candidati e degli apparati).
    Il M5S non ha ancora una sua classe dirigente radicata nel territorio e si è presentato per la prima volta alle elezioni comunali in quasi tutte le città in cui si è votato.
    Pensare, allora, che si potesse ripetere il caso Parma “a macchia d’olio”, allora, più che da sognatori sarebbe stato da ingenui…

    Resta il fatto che i risultati conseguiti dal M5S sono stati “deludenti”: non aver raggiunto quasi ovunque nemmeno il 10% rappresenta un “flop” dopo il “boom!” delle scorse Politiche.
    I partiti tradizionali, comunque, sbagliano ad esultare, non essendo riusciti a sottrarre “nemmeno un voto” a Grillo, che di voti ne ha persi tanti (anche per evidenti errori di “non comunicazione”) ma senza regalarli a nessuno!

    Il M5S, ad oggi, è una stupenda creatura creata in laboratorio da Grillo, che a Grillo deve tutto…
    Il suo futuro dipenderà dalla capacità di liberarsi, nei prossimi anni, da questa sorta di “sindrome di Stoccolma”.
    Il principale limite del M5S è quello di presentarsi come un Movimento “ad personam”, troppo incentrato sulla figura di Grillo (il quale ha grandi meriti come “megafono” del M5S ma non può ambire ad essere l’unica mente pensante del Movimento).
    Se il M5S formerà una sua classe dirigente, autonoma dalle strategie di marketing della Casaleggio & C. (se somiglierà sempre più ad un partito “senza esser un partito”, ovvero se assumerà le virtù senza assimilare anche i vizi dei partiti tradizionali), potrà confidare di non essere ricordato come una “meteora” transitata sul cielo della politica italiana...
    Classe dirigente di cui la Salsi e Favia -troppo sbrigativamente “epurati”- avrebbero potuto rappresentare dei degni esponenti…. (certamente meglio e più dei Crimi e della Lombardi!).

    SUL PD:
    Se il Pd pensa d’aver risolto i propri problemi con l’elezione di Marino a Roma e d’essersi nuovamente connesso col sentimento della sua base, credo faccia l’ennesimo imperdonabile errore, preparando il campo per giorni peggiori!
    Aver vinto alle Amministrative (dove la sinistra è tradizionalmente più forte, non avendo di contro l’avversario Berlusconi) senza aver conquistato “un solo voto in più” in termini assoluti (vista la clamorosa astensione) non vuol certo dire che il Pd avanzi, bensì che tiene le sue posizioni: resta un “corpo morente”, ma che pur si muove!
    Se volessi parafrasare Bersani, potrei dire che il Pd “non ha perso” le elezioni!

    Dopo la vittoria di Marino (qualcuno aveva dei dubbi?), poi, tutti gli ultimi grandi sindaci e governatori del Pd (Marino, Pisapia, Doria, Zedda, Serrachiani, Zingaretti...) risultano ELETTI “NONOSTANTE IL PD”.
    Si tratta o di esponenti non supportati alle primarie dal Pd o di candidati democratici che si pongono in forte opposizione alle scelte del loro stesso partito (Marino, come ultimo atto da senatore, non ha votato la fiducia al governo Letta… nonostante le minacce di Boccia!).
    Se tutto questo dà solo motivi per festeggiare e non impone alcuna riflessione al Pd, vorrà dire che da domani comincerò a interrogarmi, più che sulla politica, sul sesso degli angeli…

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