IL
BELLO (l’Italia),
IL BRUTTO (Monti),
IL CATTIVO (la politica)

“Ogni nazione ha il
governo che si merita”
(Joseph de Maistre)
UN’ALTRA REPUBBLICA è POSSIBILE?
“La seconda
repubblica nacque sugli scandali, la terza rischia di nascere sul vomito
popolare”
(Alexandre Cuissardes)
Pasqua è ancor
lontana, eppure questi sono già giorni di “Passione” per la nostra seconda
Repubblica: partita di slancio, vent’anni or sono,
col suo carico di promesse (una nuova etica pubblica, un rinnovamento della
classe politica, riforme strutturali…), è rimasta praticamente ferma ai nastri di partenza.
Miracolosamente recitano ancora sul palco del teatrino politico italiano personaggi “evergreen”, quali Berlusconi, Fini, Casini,
Bersani: se un paziente, caduto in coma nel ’94, si risvegliasse solo oggi,
sarebbe assai difficile convincerlo che sono trascorsi invano diciotto anni!
La
seconda Repubblica ha offerto solo il peggio di sé. Eppure rimpiangere la prima, come in voga tra i nostalgici, è un’operazione “ai limiti
dell’irragionevolezza”: come
dimenticare che la prima Repubblica è miseramente crollata travolta da
un’ondata di corruzione e monetine? E come nascondere che quel fardello -chiamato
debito pubblico- che gli italiani si caricano ancora sulle spalle
è stato insensatamente riempito dalla politica clientelare ed affarista di quei favolosi
anni ‘80?!
Nell’anno
trascorso, il Capo dello Stato, affidando
ad un tecnico -poi rivelatosi tutt’altro- il compito di traghettare l’Italia
tra le onde burrascose della speculazione finanziaria, ha
agito da “curatore fallimentare” della seconda Repubblica, non più fidandosi
dei vari “Schettino” della politica nostrana. Ma dove dirigere, adesso, la nave Italia?
Tornare
indietro non è più possibile, così come proseguire sulla rotta tracciata dal
bipolarismo malato di questi anni. Occorre guardare avanti e far rotta verso
una terza Repubblica, completando finalmente quella traversata perigliosa
iniziata nel ’94.
In che
modo? Seguendo tre direttrici:
◆ in primis, una riforma
strutturale dell’assetto istituzionale del Paese
(attuando un vero federalismo, abolendo le Province, riparando i
guasti di un’affrettata riforma del Titolo V della Costituzione ed introducendo
l’elezione diretta del Capo dello Stato);
◆ in secundis, un rinnovamento
radicale della classe politica italiana
(introducendo il limite di due mandati per ogni carica elettiva ed imponendo
ai partiti per legge le primarie);
◆ in tertiis, il ripristino sostanziale
di una “democrazia rappresentativa”
(restituendo ai cittadini -ancora detentori della sovranità- la facoltà d’incidere
sulle scelte della politica, abolendo il Porcellum, rivitalizzando
l’istituto referendario con l’abolizione del quorum ed introducendo i
referendum propositivi).
Via maestra per conseguire un traguardo
così ambizioso sarebbe l’elezione di una nuova Costituente. Sarà mai il nostro Paese pronto ad una simile “prova di
maturità”?
UN’ALTRA POLITICA è POSSIBILE?
“La
situazione politica in Italia è grave, ma non seria”
(Ennio Flaiano)
Il
Natale ha portato in dono agli italiani una campagna elettorale: non
certo il regalo più ambito -c’è da scommettere che i più avrebbero preferito un meteorite su Montecitorio!- ma quantomeno, considerando l’imminenza della scadenza elettorale, il “supplizio quaresimale” sarà breve! A cinquanta giorni dal voto, il quadro politico appare ancora confuso, indecifrabile:
citando indegnamente Zarathustra, da
questo “caos” non verrà certo fuori una “stella danzante”, per lo più un’Italia
decadente!
Il
centrosinistra, ancora una
volta, ha cambiato contenitore pur di
non cambiar contenuto: dopo i Progressisti, l’Ulivo e l’Unione, è arrivato il
turno dell’“Italia Bene Comune”. Designato a fatica Bersani
candidato alla premiership, questa coalizione parte favorita ai nastri di
partenza. Ma la
probabile vittoria del Pd non dovrebbe
entusiasmare più di tanto un partito che si conferma incapace:
◆ da un lato, di
andar oltre quel 30% del suo massimo consenso storico, nonostante il “vuoto politico”
lasciato dagli avversari (un Pdl che ha espresso il peggio di sé nell’ultimo
anno e mezzo, una Lega post bossiana ancora in fase di ricostruzione ed un centro
affollato di “leaderini” tentennanti);
◆ dall’altro,
di sciogliere,
a cinque anni dalla sua costituzione, il
nodo della propria identità politica (siamo l’unico paese europeo privo di una
Sinistra orgogliosamente socialdemocratica: fra i democratici, c’è persino chi
si vergogna d’apparire Keynesiano!).
La
vittoria del centrosinistra, inoltre, rischia
di rivelarsi una “vittoria di Pirro” nel caso -tutt'altro che ipotetico- in cui non
disponesse di una maggioranza assoluta al Senato. In quest’ipotesi, l’unico
errore da non commettere sarebbe “porgere l’altra guancia” a Casini,
offrendo un’alleanze di legislatura e la premiership a Mario Monti.
La via maestra sarebbe battezzare un “governo di transizione” con
un mandato di scopo: consentire al Parlamento di varare una nuova legge
elettorale, con la quale ripresentarsi alle urne entro l’estate 2013.
Nel
centrodestra Berlusconi sembra muoversi a ritmo di valzer, alternando passi
“avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a
cedere il passo prima a Monti, poi ad un altro premier gradito alla Lega), poi ancora “laterali” (l’indicazione
del fido Angelino alla successione).
Che
il Cavaliere sia tornato dalle vacanze Keniote con idee più confuse che mai lo
dimostrano le sue mosse: prima l’avallo delle primarie (con
tanto di candidature e raccolta firme),
poi la loro cancellazione; prima la
sfiducia a Mario Monti, poi l’indicazione dello stesso come federatore dei
moderati (in una colazione inclusiva della Lega e con al primo punto del
programma l’abolizione dell’Imu!).
Arrivati a questo punto, o
il centrodestra avrà il coraggio di compiere il “regicidio” oppure rischia di lasciarsi trascinare inesorabilmente a fondo dal suo stesso fondatore!
La Lega, schiacciata
dalla vergogna di dover giustificare i diamanti di Belsito, gli investimenti in
Tanzania del partito e le “miracolose” lauree albanesi del Trota, ha oggi una sola priorità: non più entrare
a Palazzo Chigi, quanto superare la fatidica soglia di sbarramento al Parlamento. Probabilmente Maroni e Tosi, i
“barbari sognanti” del nord-est, riusciranno nell’impresa di
rianimare un movimento indipendentista e legalitario scopertosi centralista e
ladrone. Il dubbio è se il tempo sia oramai troppo stretto da qui alle prossime elezioni…
Il
centro “naviga a vista”, sperando solo in capitan Monti,
finalmente decisosi a prendere in mano il timone dei moderati. Anche se la nave del Pdl sembra guidata da
capitan Schettino e quella del Pd non mostra segnali di ostilità, in acqua vi sono altre presenze
ingombrati: i pirati
grillini ed i rivoluzionari di Ingroia. Se non si ricostituisse l’asse Pdl-Lega, al Pd si aprirebbe lo spiraglio giusto per vincere anche in Lombardia, con
tanto di “adieu” alle ambizioni centriste di porsi come ago della bilancia in un futuro Parlamento balcanizzato! Per la prima volta Casini rischierebbe d’aver fatto i conti senza l’oste: il grande centro potrebbe rivelarsi solo un grande
fiasco!
A
Sinistra del centrosinistra si è affacciata una nuova formazione politica: “Rivoluzione
Civile”, la lista guidata da Ingroia e sostenuta dai sindaci De
Magistris ed Orlando.
Le chance di successo (ovvero di
superare la soglia di sbarramento) di questo soggetto politico dipenderanno da un solo fattore: la
capacità di aprirsi alla società civile ed imporre ai partiti che lo sostengono (Idv, Prci, Pdci e Verdi) un profondo
rinnovamento.
I primi segnali sono
incoraggianti (i partiti hanno rinunciato al loro simbolo ed i loro segretari al
ruolo di capolista). Vedremo se alle
belle parole seguiranno fatti concreti: se
si tratterà di tracciare un nuovo percorso per una Sinistra finalmente
progressista e di governo oppure di un cartello elettorale: l’ennesimo “maquillage
politico”!
Che dire? Se son rose… saran rosse!
In questo
marasma, l’unica certezza è l’ingresso di
una folta schiera di “grillini” nel prossimo Parlamento, nonostante il
mezzo flop delle “parlamentarie” (solo 30 mila votanti, a fronte dei 3 milioni delle
primarie!).
Il Movimento Cinque Stelle è sbalorditivamente cresciuto puntando tutto sulla protesta:
sullo smascheramento dell’ipocrisia di chi siede in Parlamento e sulla denuncia
degli odiosi privilegi di un’intera classe politica. Ma le famose “Cinque Stelle” (acqua pubblica, mobilità sostenibile,
sviluppo, connettività ed ambiente) non saranno
certo sufficienti per una proposta seria di governo del Paese.
Tanti gli
interrogativi irrisolti:
◆ quali posizioni assumerà
il Movimento sulle più disparate questioni di politica nazionale fin ora non discusse? Chi detterà la linea? Grillo
o qualche organismo collegiale rappresentativo della base?
◆ Il ruolo dei
parlamentari grillini sarà quello di meri “portavoce” del Capo, il cui massimo
grado d’autonomia sarà apporre un “Mi piace” ai suo post? Quale ruolo si
ritaglierà Grillo? Quello di “padre nobile” del Movimento o di “padre padrone” dell’ennesimo
partito personale?
A molte di
queste domande credo nemmeno Grillo possa ancora dar risposta…
UN’ALTRA SINISTRA è POSSIBILE?
“Si può essere a sinistra di tutto, ma non del buon senso”
(Enzo Biagi)
Senza alcuna presunzione di
definire cosa sia -o debba essere- la Sinistra (forse nessuno è ancora
riuscito meglio in quest’intento di Giorgio Gaber!), è francamente difficile immaginare
alcuna Sinistra degna di questo nome che non si proclami:
◆ “laica” (capace di dire senza tentennamenti:
“si” ai matrimoni gay, al riconoscimento delle coppie di fatto, al divorzio
breve, alla libertà di ricerca scientifica sugli embrioni, alla pillola del
giorno dopo, dei cinque giorni dopo ed alla ru486; “no” all’insegnamento
religioso nelle scuole pubbliche ed ai privilegi fiscali concessi alla Chiesa);
◆ “libertaria” (riconoscente nella libertà un
valore irrinunciabile, che può trovare limite non nella morale comune ma solo
nella pari libertà altrui. Per esser chiari: “si” alla libertà di
autodeterminazione della persona e di scelta sul fine vita, alla legalizzazione
della prostituzione e delle droghe leggere; “no” ad ogni tentativo legislativo
di mettere un bavaglio alla libertà d’espressione);
◆ “legalitaria” (individuante
nella “questione morale” e nella lotta alla corruzione ed alla criminalità una
precondizione essenziale per ridare credibilità alla politica e consentire un
sano sviluppo economico al Paese);
◆ “progressista” (indicante come
prioritaria la lotta agli squilibri, alle disuguaglianze ed alle sperequazioni
sociali: “si” ad un fisco più equo, progressivo e solidale, a vere
liberalizzazioni ed all’abolizione della gran parte degli ordini professionali;
“no” ad un precariato senza garanzie per i lavoratori);
◆ “pacifista” (orgogliosa di una Costituzione dichiarante “l’Italia ripudia la guerra”, il che vuol anche dire:
ammettere che Gerorge W. Bush ha operato, di fatto, come un criminale di guerra
in Afghanistan ed Iraq, denunciare l’ipocrisia delle “missioni di pace”,
chiedere un drastico taglio alle spese militari, riconoscere il diritto di
autodeterminazione del popolo palestinese e tibetano).
UN ALTRO MONTI (BIS)? NON
E’ POSSIBILE!
“Che monotonia avere un
posto fisso per tutta la vita…”
(Mario Monti)
In
qualsiasi democrazia, chiunque miri alla più alta carica di governo può percorrere
una sola strada: candidarsi alle elezioni ed ottenere “un voto in più” del
proprio avversario. Non è concepibile, dopo la breve parentesi del governo
tecnico, immaginare “un’altra eccezione” a questa
basilare regola democratica! Mario Monti ha tutto il
diritto di ambire alla premiership, ad una condizione: dimostrare di disporre di un’ampia
legittimazione popolare. Fino a prova
contraria, difatti, la sovranità
appartiene ancora al popolo!
Senza voler apparire “portatore
di sventura”, per una volta l’Economista della Bocconi potrebbe aver fatto male i conti: la sua scelta di
“salire in politica” potrebbe rivelarsi un inaspettato boomerang!
Fino
a pochi giorni fa, Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”: un
salvatore della Patria, capace di far uscire l’Italia da una situazione
apparentemente senza più via d’uscita. Di contro, l’unica via d’uscita dalla sua
esperienza di governo portava dritto al Quirinale (in qualità di successore di Napolitano) o di nuovo a Palazzo Chigi (in qualità di premier “super partes” indicato dai partiti) o in
Europa (magari in veste di successore del presidente Barroso).
Una
volta che il Professore si è tirato in mezzo all’agone politico, il
quadro è profondamente cambiato: alle
prossime elezioni, la
coalizione Monti rischia di porsi come terzo, forse quarto
polo del Paese (dato Bersani per favorito, Berlusconi e Grillo hanno le carte in regola per ambire a prendere un voto in più di Fini e Casini!).
A tal punto, a che titolo Mario Monti potrebbe contendere il posto a Bersani,
ragionevolmente leader del primo partito d’Italia, per di più legittimato dalle
primarie?
Se “è tanto più facile ricambiare un’offesa che un beneficio”
(P.C.Tacito), perché mai il Cavaliere,
dopo aver ricevuto il gran rifiuto dal Senatore, dovrebbe appoggiare
una sua corsa al Quirinale? Se “non c’è
vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico” (C.
Pavese), perché mai Berlusconi, dopo esser stato ridicolizzato dall’ironia
british del Professore, non dovrebbe preferire al suo posto persino la Finocchiaro al Colle?
UN ALTRO GOVERNO? è AUSPICABILE!
Mario Monti? “Un kamikaze che ama l’Italia”
(Vladimir Putin)
Chiusosi il 2012, “annus
horribilis” per milioni di italiani, come ricordare la parentesi del governo tecnico?
Il
più grande merito di Mario Monti è stato per quella metà
di italiani cronicamente antiberlusconiana aver accelerato l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, per l’altra metà aver ridato credibilità al
Paese.
A chi lo “santifica” come
salvatore della Patria, però, andrebbe ricordato che, sulla lotta allo spread ed alla
speculazione finanziaria, un ruolo ancor più decisivo è stato svolto da un
altro Mario, il presidente della Bce. Se così non fosse, come spiegare la
risalita dello spread (oltre quota 500) la scorsa estate, nonostante la
rassicurante presenza di Monti al governo? E come giustificare la relativa
calma con la quale gli stessi mercati, nonostante gli allarmismi nostrani,
hanno accolto la sfiducia al suo governo e le dimissioni anticipate
del premier?
Il
più grande difetto del Professore, di contro, è stato quello d’aver tenuto in considerazione più il giudizio degli stranieri
che quello dei suoi stessi concittadini.
Il 22 novembre 2011 Monti si è presentato in Parlamento per
la prima volta ponendosi tre obiettivi
ambiziosi: rigore, sviluppo, equità. Ad un anno di distanza, ogni aspettativa è andata miseramente delusa:
◆ di sviluppo non se ne intravede l’ombra
(il Pil segnerà un -2,4% quest’anno);
◆ l’equità è rimasta lettera morta (nel
2012 si è raggiunto il record della
maggiore pressione fiscale al mondo, pari al 55% del Pil, mentre l’Imu è
risultata una patrimoniale “regressiva”);
◆ persino il rigore montiano non ha prodotto gli
effetti sperati (l’Italia ha raggiungo
il maggior debito pubblico della sua storia: superati i 2 mila miliardi!).
A
cosa sono valsi, allora, i sacrifici
richiesti agli italiani? Dove sono finiti i “726 euro” di aggravio fiscale
medio pro-capite prescrittici dalla cura Monti? Di
fronte ad un tasso di disoccupazione che viaggia verso quota 12%, a 3 milioni
di disoccupati, a 2 milioni di giovani “neet”, a 4 milioni di lavoratori
precari, può essere lo “spread” o il pareggio di bilancio la prima
preoccupazione di un governo?
La
colpa del “disastro italiano”, ovviamente, non è addebitabile al premier Monti: anche volendo, in un solo
anno di governo non si sarebbe potuto
far tanto!
Sulle
spalle del Bocconiano di ferro, però,
grava una “doppia responsabilità”:
◆ non essersi servito del proprio strapotere politico, specie nei
primi mesi del suo esecutivo (quando i partiti erano “terrorizzati” ed
impotenti di fronte alla dittatura dello spread), per imporre al Parlamento, anche ricorrendo alla minaccia di dimissioni,
vere liberalizzazioni e corposi tagli ai
costi della politica;
◆ non aver impiegato la propria autorevolezza
internazionale,
specie nei mesi successivi, per chiedere
in sede europea di ritrattare l’impegno del pareggio di bilancio entro il 2013,
sciaguratamente assunto dal precedente governo Berlusconi (se un simile
sacrificio non è richiesto a nessun altro paese europeo, perché mai dovrebbe gravare
sull’Italia?).
UN’ALTRA DEMOCRAZIA? è
POSSIBILE!
“Meglio un’anarchia
di intelligenti che una democrazia di stupidi”
(Alexandre Cuissardes)
Ogni
democrazia ha un prezzo, tanto fisiologico quanto insopprimibile. Il problema italiano è che questo ha raggiunto livelli “patologici”: la
politica è divenuta il principale
terreno fertile per sprechi e privilegi sempre più insopportabili. L’unico “spread” del quale ci si disinteressa è
quello tra il costo della politica italiana e quella dei restanti paesi
occidentali, oltrepassante ogni livello di guardia!
La vera antipolitica non è né quella dei
“vaffa” di Grillo né il crescente astensionismo, bensì quella “cattiva politica”, obesa ed ingorda, trasformatasi in un’oligarchia
insaziabile: in un
esercito di politici mestieranti, benpensanti e brizzolati che, offrendo un pessimo servizio al Paese, fa perdere di
credibilità l’intera classe politica! Fino ad oggi gli italiani hanno
perdonato di tutto e di più: adesso che i nodi sono venuti al pettine, il
rischio è che, per contrappasso, non si perdoni più niente!
Come venir
fuori da questo vicolo cieco? Con un “sussulto di dignità”: la classe politica deve farsi carico di un taglio netto dei propri costi e della spesa pubblica improduttiva
e parassitaria. Nel frattempo sono già trascorsi cinque anni
dalla pubblicazione del libro-inchiesta “La Casta”: siamo ancora in trepidante
attesa del primo “sussulto”…
UN’ALTRA “MANI PULITE”?
COM’è POSSIBILE?!
“La
somma dei due partiti, Pdl e Pd-menoelle, costruiti sui cateti è uguale
all’area delle tangenti costruite sull’ipotenusa”
(Beppe Grillo)
L’“anormalità”
è il tratto più distintivo del nostro Paese.
Nel
‘93 eravamo convinti di aver toccato il fondo del malcostume politico, dopo che
per anni l’Italia è stata “Cosa loro”: gestita da partiti come la Dc e il Psi, macchine di potere e
clientela, e da uomini come Andreotti e Craxi, l’uno associato alla mafia almeno
fino al 1980, l’altro latitante.
Oggi
possiamo dire di esserci sbagliati: un ex
presidente di Regione sta scontando una pena definitiva per favoreggiamento
alla mafia, il suo successore si ritrova indagato per concorso esterno in
associazione mafiosa, non si contano più i procedimenti a carico dell’ex
premier Silvio Berlusconi e giunte e consiglieri regionali di mezza Italia sono
sotto l’occhio della Guardia di Finanza per la gestione illecita dei
finanziamenti pubblici. I casi
Lusi, Belsito e Fiorito dimostrano ulteriormente come l’immoralità e la
mancanza di etica siano ancor più radicati e diffusi che in passato. Con un’aggravante: ieri i si rubava “per” il proprio
partito, oggi direttamente “al” proprio partito!
Nel
‘95 l’Italia era 33sima nella classifica di Transparency International per
grado di corruzione percepita: ad oggi siamo scesi al 72simo posto! Per
questo la “questione
morale”, denunciata da Enrico Berlinguer nel
lontano 1981, resta un’“emergenza
nazionale”: il centro del problema politico italiano.
Alcuni hanno spacciato la recente legge
anticorruzione ed il decreto sull’incandidabilità dei condannati come la “panacea”
di tutti i mali. In realtà, è come se si volesse curare un paziente dal cancro
somministrandogli un’aspirina! Basti un
dato: la “spada di Damocle” dell’incandidabilità penderà solo su due parlamentari
in carica tra ben 98 imputati o indagati. Ma il
vero problema rimane un altro: in
un paese normale occorre una legge affinché la politica “faccia pulizia” al
proprio interno, anzitutto non candidando personaggi dai trascorsi discussi o
dalla dubbia moralità?
UN ALTRO PAESE, Più SEMPLICEMENTE “NORMALE”, è POSSIBILE?
“La Costituzione è molto più avanzata dell’Italia e di noi italiani: è
uno smoking indossato da un maiale”
(Marco Travaglio)
Nel 2008, in piena campagna elettorale,
Walter Veltroni pronunciò queste parole: “L’Italia
è un Paese migliore della destra che lo governa”. In tutta onestà, come credere al mito degli “Italiani
brava gente” o alla favola per cui il Paese reale sia fatto di tutt’altra pasta
rispetto a chi lo governa?
Se gente come Raffaele Lombardo,
Marcello Dell’Utri, Cesare Previti ed i vari Scilipoti di turno e De Gregorio d’Italia
hanno assunto ruoli di responsabilità pubblica è perché non pochi italiani hanno
riposto in loro la loro fiducia!
Si dirà che il Porcellum ha
estromesso gli elettori della facoltà di scelta dei candidati. Ma
nel Lazio, dove alle elezioni regionali sono previste le preferenze, Fiorito -meglio
noto come “er Batman”- non è forse risultato il consigliere più votato?
Alle
parlamentarie del Pd gli elettori di centrosinistra non hanno forse candidato a furor
di popolo anche personaggi condannati o indagati, quali Genovese, Crisafulli e
Papania in Sicilia?
L’ex assessore regionale Zambetti
pare aver “comprato” 4.000 preferenze dalla ‘ndrangheta per assicurarsi
l’ingresso al Pirellone. Ma, dietro ad ogni voto comprato, non vi è forse un
elettore “venduto”?
Totò Cuffaro, all’epoca già condannato
in primo grado per favoreggiamento mafioso, è stato candidato dall’Udc al
Senato. Gli elettori siciliani non l’hanno forse premiato con un consenso
plebiscitario? Qualcuno ha interpretato la massiccia
astensione dell’elettorato siciliano alle ultime regionali come la prova del disgusto
nei confronti di un certo modo di fare politica. Ma non è più probabile che molti, essendo consapevoli di non poter
più ottenere “nulla in cambio” dalla politica di questi tempi, abbiano preferito risparmiare il proprio voto, aspettando “nuovi acquirenti”?!
Il “vaccino del berlusconismo” -per citare Montanelli- è
stato iniettato ripetutamente agli italiani, pur producendo pesanti “effetti
collaterali” (colossali conflitti d’interessi, ripetute leggi “ad
personam” -dal decreto “salva ladri” del ’94 alla legge sul legittimo
impedimento del 2010-, soppressione delle voci dell’informazione sgradite al
potere -ricordate l’editto bulgaro?-, cancellazione della facoltà degli
elettori di scegliere i parlamentari -si veda il “Porcellum”-, abuso del
ricorso alla fiducia ed alla decretazione d’urgenza…). Eppure gli elettori non hanno forse atteso la “sesta” ridiscesa in campo del Cavaliere prima di
iniziare a provare qualche “intimo prurito”?!
Come
poter credere, allora, che gli italiani siano davvero migliori della “Casta” che li governa?
L’ITALIA APPESA A UN
FILO:
“O SI CAMBIA, O SI MUORE!”
“La parola crisi,
scritta in cinese, è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo,
l’altro l’opportunità”
(John Fitzgerald Kennedy)
Cosa
augurarsi per il nuovo anno?
Riflettendo sulla “strutturalità” dei problemi italiani, sarebbe facile pronosticare un inarrestabile declino del nostro
Paese. Considerato,
invece, che non possiamo permetterci un futuro più fosco del presente, abbiamo l’obbligo
di tenera accesa una speranza. Ma è inutile illudersi: l’ottimismo del “tirare
a campare”, la favola dell’“arte d’arrangiarsi” tipicamente italica, sono
alcuni dei vizi che ci hanno portato esattamente dove stiamo!
Serve uno “scatto d’orgoglio”, quell’“ottimismo
della volontà” -citando Gramsci- che dovrebbe spingerci, piuttosto che a
piangerci addosso, a lavorare per
cambiare realmente le cose, per rendere il nostro un Paese più serio e
competitivo, più credibile e produttivo.
Da dove cominciare? Come ripartire?
◆ In primis, occorre “liberare risorse pubbliche” da destinare in spese d’investimento.
Come farlo senza
mandare “a scatafascio” i conti pubblici? Ecco qualche
pillola di “spending review”:
- abolire province
e prefetture;
- cancellare ogni forma
di finanziamento pubblico alla politica;
- ridurre il peso
delle società pubbliche e sopprimere gli enti inutili;
- tagliare le spese
militari (ha senso l’acquisto degli F-35 o mantenere costosissime missioni di
pace all’estero?);
- razionalizzare le
forze di pubblica sicurezza (ha senso mantenere cinque distinti corpi di
polizia?);
- cancellare ogni
forma di finanziamento in favore delle scuole ed università private (fatto
salve le scuole materne, mancando un’adeguata offerta pubblica);
- cancellare i privilegi fiscali generosamente concessi alla Chiesa (rivedere l’ingannevole
meccanismo d’assegnazione dell’8X1000 ed imporre l’Imu a tutti gli edifici
ecclesiastici non destinati “esclusivamente” al culto).
◆ In secundis, necessita una “scossa
all’economia”, fin oggi tanto ingessata quanto
sfiduciata. Da dove iniziare?
- Liberalizzando,
ovvero smantellando la lunga serie di privilegi appannaggio esclusivo delle
corporazioni;
- sburocratizzando, specie le procedure per l’avvio di un’impresa
o di un’attività commerciale;
- riducendo e rimodulando la
pressione fiscale, oggi eccessiva ed eccessivamente gravante su una platea
di contribuenti (lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie numerose).
◆ In tertiis, serve “riscrivere l’agenda
politica” (altro che agenda Monti!), ristabilendo una nuova gerarchia delle
priorità:
- più scuola, università
e ricerca;
- più turismo,
agricoltura biologica e green economy.
L’obiettivo? Valorizzare quell’inimitabile
patrimonio umano-culturale-storico-artistico-paesaggistico
che fa del “made in Italy” un marchio inimitabile e rende il nostro Paese un
fazzoletto di terra conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.
“Se un popolo ha il
governo che si merita, quando meriteremo di non averne alcuno?”
(Paul-Jean
Toulet)
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Dove si sta dirigendo la nave Italia?
RispondiEliminaPerché la seconda Repubblica è naufragata miseramente? È logico rimpiangere la prima oppure occorrerebbe far rotta verso una terza Repubblica?
Cosa verrà fuori dal “caos” politico italiano? L’annunciato successo elettorale del Pd si rivelerà una “vittoria di Pirro”? Il Pdl avrà mai il coraggio di compiere il “regicidio”? La Lega riuscirà a far dimenticare le disavventure del suo “cerchio magico”? Quale futuro aspetta Mario Monti, preso in mano il timone dei moderati? La “Rivoluzione Civile” di Ingroia traccerà un nuovo percorso per la Sinistra o si rivelerà l’ennesimo cartello elettorale? E Beppe Grillo si ritaglierà il ruolo di “padre nobile” o di “padre padrone” dell’ennesimo partito personale?
Come verrà ricordata la parentesi tecnica del governo Monti? Quali i principali meriti e demeriti del Professore?
L’Italia riuscirà mai a divenire un paese “normale”? E gli italiani sono davvero un popolo migliore della classe politica che li governa?
Come fermare il declino? Da dove e come ripartire?
A queste domande tento di dar risposta nell’articolo “IL BELLO (l’Italia), IL BRUTTO (Monti), IL CATTIVO (la politica)”.
Un saluto, con l'augurio di un 2013 migliore dell’“annus horribilis” che ci lasciamo alle spalle!
Ho commentato qui, http://italiaemondo.blogspot.it/2013/01/dal-blog-di-gaspare-serra-panta-rei.html.
RispondiEliminaUn saluti.
Segnalato anche nel mio blog.
RispondiEliminaTi auguro un sereno 2013.
Ingroia, poteva stare a far il suo lavoro che lo faceva e si faceva sentire benissimo....ma padre nostro aiutaci, che bisogno c'era di scendere in politica e creare un partito con programma per l'80% rapportabile al MoVimento 5 Stelle e 'prenderne' i suoi voti...affrontiamo praticamente le stesse battaglie e l'avversario da battere è un mostro che si aggira non in Italia, ma in mezzo Occidente..dovremmo unirci,tutti, in un'unica casa ed Internet celo permette. Nel Belpaese è successo grazie al MoVimento5Stelle. Una Rivoluzione civile appunto, possibile,tralasciando i sondaggi! Contando i passaparola, la potenza della rete e delle persone, gli astenuti, le persone comuni, quelle che han bisogno di semplicità perchè semplice dev'essere la vita, quelle che non accettano compromessi sulle grandi cose come le guerre, le diseguaglianze spropositate, la vendita dei beni comuni, quelli che non accettano che tutto possa avere un prezzo, beh, allora siamo la MAGGIORANZA!! E allora, la prego, faccia un endorsement pubblico al M5S perchè non possiamo più permetterci 5 anni in mano a questi farabutti,banchieri, mezzuomini, dilettanti,venduti e furbisti e non confonda una posizione per qualcosa di più, perchè lei è il sisma di un epicentro molto più vasto che può ancora scoppiare! La Rivoluzione si fa insieme! Alessandro Solinas,25 anni, italiano, operaio
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