26 luglio 2012

DOVE C’E’ “CASTA” C’E’ ITALIA…


(PILLOLE DI SPENDING REVIEW)
 N° 1 - IL COSTO DELLA REPUBBLICA


Quanto costano i “Palazzi” del Potere?
Quanto costa agli Italiani mantenere un tanto pletorico quanto ipertrofico apparato politico-istituzionale?
Che la (Casta) politica italiana sia la più costosa d’Europa (probabilmente tra le più dispendiose al mondo!) è un fatto notorio...

L’ITALIA, rispetto agli altri paesi europei, SPENDE in media IL 30% IN PIU’ PER I COSTI DELLA POLITICA.

Per l’esattezza (dati Uil): 

-                      OGNI CONTRIBUENTE DESTINA AL MANTENIMENTO DELLA macchina della REPUBBLICA circa “646 EURO” L’ANNO;

-                      e I COSTI DELLA POLITICA ITALIANA (diretti e indiretti) AMMONTANO A circa “24,7 MILIARDI” DI EURO (cifra, per intendersi, pari al 2% del Pil nazionale e ad oltre il 12% dell’intero gettito Irpef!).

Più in dettaglio (secondo quanto emerge dai rapporti sui costi della politica presentati da Uil e Confindustria):
-                      GLI ORGANI DELLO STATO centrale (Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio e Ministeri) COSTANO ai cittadini “3,2 MILIARDI” DI EURO l’anno (in media, 82 euro per ogni contribuente!);
-                      le quattro più alte Istituzioni dello Stato (QUIRINALE, SENATO, CAMERA E CONSULTA) pesano sulle tasche degli Italiani per “2,2 MILIARDI” DI EURO;
-                      il solo funzionamento della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (dati 2011) comporta spese per “477 MILIONI”;
-                      i costi per il funzionamento dei MINISTERI (dati 2011) ammontano a “226 MILIONI”;
-                      per gli Organi di REGIONI, PROVINCE E COMUNI (Giunte e Consigli) si spendono “3,3 MILIARDI” (ossia 85 euro per contribuente!);
-                      ed Organi quali la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, il CNEL, il CSM ed il Consiglio Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia pesano sul bilancio dello Stato per “529 milioni” di euro.
Spulciando i conti delle due Camere, poi, si scopre che:
-                      dal 2001 al 2011, il bilancio della CAMERA DEI DEPUTATI è salito da 749 milioni di euro ad oltre “1 MILIARDO e 70 MILIONI”;
-                      mentre il bilancio del SENATO DELLA REPUBBLICA è passato da 349 milioni nel 2001 a “603 MILIONI” nel 2011. 
Secondo la Banca d’Italia, in barba a ogni crisi, DAL 2001 AL 2010 LA SPESA PER LA PUBBLICA AMINISTRAZIONE E’ PASSATA (in rapporto al Pil) dal 48,1% AL 51,2%.

“Questo è il normale costo di ogni democrazia”, si sostiene…

Ma quanto è “normale” il fatto che IN FRANCIA L’ELISEO E IL PARLAMENTO COSTANO “900 milioni” di euro l’anno (MENO CHE LA META’ DELLE PARI ISTITUZIONI ITALIANE) e in Spagna soli “700 milioni”???
Come spiegare il fatto che IN SPAGNA IL CONGRESSO DEI DEPUTATI COSTA soltanto “100 milioni” (MENO DI UN DECIMO DI MONTECITORIO)?!
Come dar conto del dato “impressionante” per il quale (fonte la Stampa, 30/01/2012) IL PARLAMENTO ITALIANO COSTA PIU’ DELLA SOMMA DEGLI ALTRI QUATTRO GRANDI PARLAMENTI NAZIONALI D’EUROPA (la Bundestaq, la Assemblée Nationale, la House of Commons e il Congreso de Los Deputados), i cui costi di funzionamento solo complessivamente ammontano a 3,18 miliardi di euro l’anno?! 
Come giustificare il fatto che (sempre secondo la Stampa) OGNI CITTADINO ITALIANO SPENDE “27,15 EURO” l’anno SOLO PER mantenere LA CAMERA DEI DEPUTATI, mentre:
-                      uno francese 8,11 euro per la Assemblée Nationale (tre volte meno che in Italia);
-                      uno inglese 4,18 euro per la House of Commons (quasi sette volte meno);
-                      ed uno spagnolo 2,14 euro per il Congreso de Los Deputados (dieci volte meno)??? 
 
Cosa giustifica simili “sproporzioni”?
Delle due l’una:
a-                  o l’Italia vanta la classe dirigente “migliore” al mondo, che conseguentemente merita anche un trattamento “unico” al mondo (il che, non fosse per altro, si contraddice con la constatazione d’avere l’unica classe politica, al pari di quella greca, al contempo “commissariata” da un tecnico, “sfiduciata” dall’Europa e “screditata” da ogni agenzia di rating!);
b-                  oppure siamo di fronte alla più grande “truffa” orchestrata ai danni di unintera Nazione da una vera e propria “Associazione politica a delinquere”!

Per quanto altro tempo tale odioso “spread” (tra il costo della politica italiana e d’oltralpe) sarà tollerabile???

LA DEMOCRAZIA HA certamente UN COSTO, tanto fisiologico quanto irrinunciabile…
MA LA POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO COSTI che definire “PATOLOGICI” è dir poco!

Il debito pubblico italiano ormai si attesta sui “2.000 miliardi” di euro, i conti dello Stato hanno più buchi di una gruviera (il pareggio di bilancio nel 2013 è solo un’ipotesi…), la finanza pubblica rischia il collasso (il debito pubblico ha superato quota 123% sul Pil, mentre molti enti locali rischiano il dissesto finanziario), la “stagflazione” è dietro l’angolo (una fase di pesante recessione coniugata ad una perdurante inflazione…).
In questo scenario l’aumento delle tasse per “far cassa” non è più una strada percorribile (la pressione fiscale italiana “effettiva” o legale, secondo gli ultimi dati della Confcommercio del luglio 2012, si attesta al 55%, facendo registrare un record mondiale!).
Prima di trovarsi costretti a metter mano al welfare ed alla spesa sociale, ovvero a tagli sulla “viva carne” delle persone (dai licenziamenti nel pubblico impiego alla cancellazione delle tredicesime…), è dunque un “dovere morale” per la classe politica mostrare un “sussulto di dignità”: provvedere da subito ad un taglio netto della spesa pubblica “parassitaria”!
In Italia è proprio la politica il principale terreno fertile per “sprechi e privilegi”.
Per tutto questo TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA E LA SPESA PUBBLICA IMPRODUTTIVA NON E’ PIU’ UN’OPPORTUNITA’ BENSI’ UNA NECESSITA’ per il Paese!

LA CRISI economica e finanziaria NON HA CAUSE ESCLUSIVAMENTE ENDOGENE, essendo legata a filo stretto alla capacità di autoriformarsi dell’Europa ed alle strategie occulte della speculazione internazionale.
MA SULL’ITALIA PESA, diversamente o più che in altri paesi, anche L’INSOPPORTABILE FARDELLO di una classe dirigente inadeguata, DI UNA POLITICA “GATTOPARDESCA” sempre più obesa ed ingorda (praticamente un’“oligarchia insaziabile”!).

OGNI singolo CITTADINO PUO’ BEN POCO CONTRO LO STRAPOTERE DI CASTE consolidate, DI LOBBY coalizzate, DI POTERI FORTI ben radicati…
MA UN POPOLO CHE NON SENTE IL BISOGNO DI “INDIGNARSI” di fronte a insostenibili “sprechi” e insopportabili “privilegi”, che non mostra alcun moto di ribellione dinanzi all’autoreferenzialità, all’affarismo ed al professionismo politico di un’intera classe dirigente, E’ semplicemente UN POPOLO SENZA DIGNITA’!
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“PANTA REI”

Riferimenti facebook:
“L’ANTI-CASTA”

6 commenti:

  1. Quest’articolo inaugura la SERIE “PILLOLE DI SPENDING REVIEW”, ovvero una raccolta di saggi, dossier ed inchieste (in programma almeno “60”) aventi un denominatore comune: la DENUNCIA DEI PIU’ INSOPPORTABILI “SPRECHI” di denaro pubblico E DEI PIU’ ODIOSI “PRIVILEGI” di cui beneficiano le varie “Caste” (non solo politiche…) che continuano a prosperare indisturbate nel Bel Paese!

    Pillole che si suggerisce alla politica d’ingerire al più presto (prima che la “malapolitica” divenga una patologia irreversibile!)…
    … e moniti lanciati ad un governo di “super tecnici” proprio nel momento in cui questo sembra essersi assunto l’impegno d’agire per corposi tagli strutturali alla spesa pubblica.

    P.S.:
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  2. Ricevo sulla mia posta elettronica la segnalazione di questo post e mi si chiede anche un commento, che offro volentieri. Apprezzo il dettaglio analitico delle cifre e non ho motivo di dubitare sulla loro fondatezza ed esattezza. In ogni caso, che un costo della politica ci sia e che sia anche rilevante lo sa chiunque. Ho visto tanti politici in erba con le “pezze al culo” ed essersi loro arricchiti con la politica senza che al loro arricchimento sia stato dato un corrispettivo in servizi per i cittadini, per il resto di noi... Insomma, il discorso non è per nulla nuovo. Se mai è da chiedersi è proprio vero che siano “costi necessari”, come taluni pretendono? Che la "politica” abbia un costo che bisogno necessariamente e "democraticamente” sostenere. Direi che questo secondo aspetto sia più importante del primo. Vi è poi un concetto squisitamente tecnico che si è formato in oltre due secoli di storia costituzionale: quello della “rappresentanza politica”, per il quale un “deputato”, un “onorevole” sembra o si dice che sia più necessario di Dio stesso... Non possiamo andare tutti in parlamento, quindi dobbiamo scegliere i migliori fra di noi, i quali una volta andati lì sono noi stessi. E se abbiamo scelto male la colpa è tutta nostra. O se quelli che siedono lì sono tutti o quasi dei mascalzoni non fanno altro che rappresentare un popolo di mascalzoni: ne sono lo specchio fedele. E dunque sempre colpa nostra di noi che siamo tutti mascalzoni... No. Io non penso così. Da un anno a questa parte io ho un chiodo fisso, ma non trovo un cane che mi ascolta seriamente. Io sono rimasto affascinato dal movimento di “Occupy”, cioè di occupazione delle piazze. Sotto il profilo costituzionale il messaggio è quanto mai semplice: io popolo sovrano avoco a me la mia sovranità. Mi riunisco 24 ore su 24 in ogni piazza d’Italia, di Gran Bretagna, Usa, Spagna... e mi costituisco come "potere costituente”. Siccome voi ci avete messo ben due secoli a creare le forme della nostra soggezione a voi, lo schema della rappresentanza, io dovrò pur avere qualche anno di tempo per poter elaborare i nuovi istituti della "democrazia diretta", dopo però aver stabilito dei necessari presupposti e condizione di partenza: il recupero della piena sovranità politica in tutte le sue modalità: militare, monetaria, culturale, legislativa, fiscale... ecc. Sono cose difficili che non si possono certo conquistare con una bella sfilata, un bel corteo per le vie delle città e con stazionamento davanti a qualche Palazzo, dove un gruppetto entra ed esce dopo un poco, dicendo: “abbiamo ottenuto un grande risultato: fra 15 giorni ci ascolteranno di nuovi, non tutti ma in “rappresentanza” e ci andremo “noi” per "voi”... È tutta la vita che vedo di queste farse... Se non è necessario non indico il mio nome, ma di mestiere faccio il “filosofo” e cerco di guadagnarmi lo stipendio pensando per il "popolo” che mi paga, mi fa campare, e del quale mi considero servitore ed organao.

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  3. Ho risposto sul mio blog, http://italiaemondo.blogspot.it/2012/08/una-risposta-gaspare-serra.html.

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  4. La PRIMA REPUBBLICA è stata affidata nelle mani:
    - di uomini come Giulio Andreotti e Bettino Craxi (per la Giustizia italiana, l’uno "associato alla mafia" fino al 1980, l’altro "latitante"...)
    - e di partiti “affaristi” come la Dc e il Psi...
    Per questo (e non solo…) è meglio archiviare definitivamente quella stagione politica (anche se ancora in parte “sopravvive” in Parlamento!).
    E’ in gran parte responsabilità di quella generazione di politici, del resto, il fardello del debito pubblico che pesa oggi sulle nostre spalle!

    La SECONDA REPUBBLICA, invece, è rimasta in realtà “sulla carta”: indica solo "uno slogan", essendo abortita ancor prima di nascere!
    Nata sulle ali del rinnovamento e sulla promessa di radicali riforme, è rimasta piuttosto "ferma al palo":
    - l’unica riforma degna di questo nome realizzatasi, quella del Titolo V, è risultata incompleta e incompiuta (fonte di persistente conflittualità tra Stato e Regioni);
    - i referendum del ‘93 su legge elettorale e finanziamento pubblico ai partiti sono stati "traditi" dagli stessi partiti (prima con l’introduzione dei rimborsi elettorali, poi col famigerato "porcellum"!);
    - e, per di più, ancor oggi, 20 anni dopo, si spacciano per "nuovi" o "evergreen" personaggi che già nel ‘92 si facevano promotori del cambiamento (Bossi, Berlusconi, Fini, Casini, Bersani...)!

    La TERZA REPUBBLICA, allora, per noi è semplicemente l’accorato invito ai partiti a completare finalmente quella "transizione infinita" iniziata nel ‘92!
    Come?
    1- Riformando "da cima a fondo" l’assetto istituzionale del Paese (dallo Stato ai Comuni, in primis abolendo le province, realizzando un vero federalismo e introducendo il semipresidenzialismo...);
    2- e chiedendo alla politica di tornare a fare "Politica" (di occuparsi non più di leggi "ad personam", di embrioni, di intercettazioni o di scandali privati… bensì dei problemi "reali" delle famiglie!).

    Siamo l’unico Paese in Europa, tra l’altro, in cui i partiti, rinnegate le ideologie, hanno finito col “vergognarsi” di chiamarsi tali (sono proliferati, così, gli asinelli, gli elefantini, le margherite, i forza Italia, i futuro e libertà, l’Italia dei valori...).
    Sta di fatto, però, che i "non partiti" italiani hanno commesso più disastri dei partiti tradizionali (più che col loro agire con la loro inerzia, impotenza, incapacità... col loro "tirare a campare"!
    Il risultato?
    "Tutto è cambiato perché nulla cambiasse!"

    Per questo noi, da semplici cittadini (ognuno con le proprie idee politiche) chiediamo solo e soltanto una cosa: un "cambiamento"!
    Non "fine a se stesso", si capisce, bensì finalizzato a porre le condizioni per la nascita di nuove istituzioni, più "decisioniste" e "democratiche" al tempo stesso...

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  5. Sottoscrivo in pieno, e non da solo, le ragioni e le analisi svolte in questo blog, anche per quanto riguarda la critica alla mentalità di fondo, che percorre tutta la storia della politica italiana, quasi ininterrottamente. D'altronde, non si può negare l'evidenza, se si è onesti intellettualmente e se si ha ha cuore il Paese e le Sue sorti, senza voler favorire, direttamente o meno, il malaffare in tutte le sue forme. Un sincero plauso al lavoro di Gaspare, che sono lieto di apprezzare da poco tempo. Il Paese di certo non cambierà mentalità nè classe dirigente dall'oggi al domani, ma certamente il cammino è già avviato, e i vecchi scheletri, le vecchie e utili ipocrisie delle varie caste che compongono la grande casta di cui tanto si parla, non sono più camuffate nè camuffabili, anche grazie a persone e opere come questa. Un cordiale saluto.

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  6. Grazie per la stima, Francesco...

    Un saluto

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