23 maggio 2012

TSUNAMI DEMOCRATICO


 IL “BOOM!” DI GRILLO… E IL “PLIN PLIN” DI BERSANI!

Le elezioni amministrative (le prime dell’era post berlusconiana -a proposito: chi ha più notizie del Cavaliere?-) hanno avuto un effetto deflagrante sul sistema politico italiano.
Il voto (e il non voto) degli Italiani si è abbattuto sui partiti come uno “tsunami democratico”, rischiando -ancor più col probabile ritorno dell’onda lunga grillina alle politiche- di spazzare via dalla scena molte prime donne di questa giovane morta Seconda Repubblica.
Ciò che più preoccupa la Casta, nondimeno, è la sopravvenuta consapevolezza di come questa scossa possa essere solo la prima di una lunga serie di terremoti politici dalle conseguenze imprevedibili!

 PRIMO “BOOM!”

Disfatta per la Lega, schiacciata dal peso dell’oro del tesoriere Belsito e dalla beffa di dover giustificare stravaganti investimenti in Tanzania e miracolose lauree albanesi!
Unica affermazione di rilievo quella del “barbaro sognante” Tosi a Verona (in realtà anch’essa uno schiaffo per il Senatur, trattandosi del successo personale del primo degli oppositori interni al Capo!).
Per il resto, crollo dei consensi e macerie politiche:
-                      sconfitta al primo turno in città come Legnano (storica sede del Carroccio) e Sarego (sede del Parlamento Padano, dove si è insediato il primo sindaco grillino d’Italia!);
-                      e disfatta anche al secondo, dove la Lega ha perso in tutti e 7 i capoluoghi in cui aveva conquistato il ballottaggio, tra cui Monza (ovvero sede distaccata dei fantomatici Ministeri di Roma tanto reclamati da Bossi) e Cassano Magnago (città natale del Senatur).
Oggi i consensi del Carroccio si attestano attorno al 5%, anche meno stando ai sondaggi (contro l’8% delle ultime elezioni politiche e il 10% delle europee).
Riuscirà lincoronato Maroni nell’impresa titanica di rianimare un movimento indipendentista e legalitario scopertosi d’improvviso centralista e ladrone?


 SECONDO “BOOM!”

Tracollo per il Pdl, accomunato al suo leader da uno stesso destino decadente.
Sia l’“imbarazzante scomparsa” del Cavaliere (sparito dalla scena pubblica pur di togliersi dall’incombenza di dover commentare l’annunciata sconfitta) che la sua “ingombrante eredità” politica (un Paese “rimasto al palo” dopo un ventennio berlusconiano) hanno inevitabilmente pesato sui destini del Partito.
Non sorprende, allora, come quello che si vantava d’essere il primo partito d’Italia si sia ridotto in  molte città a non raggiunge nemmeno percentuali di voto in doppia cifra o ad essere scavalcato dal neonato Movimento Cinque Stelle!
Per citare qualche dato:
-                    sui 15 capoluoghi chiamati al voto in precedenza amministrati dal centrodestra, il Pdl ne ha mantenuti appena 6;
-                      e sui 98 comuni non capoluogo superiori a 15 mila abitanti dove si è votato, il Popolo della Libertà si è confermato alla guida della città solo in 33.
Sorprendente, in particolare, i responsi di Parma e Palermo: nei due capoluoghi amministrati dal centrodestra, il Pdl non è riuscito nemmeno a conseguire i ballottaggi!
La prima preoccupazione di Alfano è stata minimizzare la debacle elettorale, annunciando la più grande novità nella politica italiana degli ultimi anni.
Quale altra sorpresa attenderci dal Cavaliere (dopo la nascita del “partito di plastica” e la sua trasformazione nel “partito del predellino”)?


  TERZO “BOOM!”

Grande fiasco anche per il Terzo Polo, passato dal ruolo di “ago della bilancia” tra i due poli ad anonimo protagonista di un’esclusiva puntata di “Chi l’ha visto?”.
Il grande Centro sognato da Casini si è ristretto ad un “centrino”: una coalizione di partiti ad personam (l’Udc, il Fli e l’Api) incapace di tener testa persino al novellino Movimento Cinque Stelle!
I moderati, finiti “sotto un cumulo di macerie” -parole di Casini-, pensano adesso a come riscattarsi…
Che si punti a riesumare dalle urne (cinerarie) della Prima Repubblica una nuova Democrazia Cristiana?


  QUARTO “BOOM!”

Il vero exploit di queste elezioni è quello del Movimento Cinque Stelle, presentatosi nelle vesti di una “Lista civica nazionale” al di fuori delle logiche di partito.
Quattro, alla fine, i sindaci eletti, e ballottaggio sfiorato per un soffio a Genova.
Il Movimento ha raggiunto una media di voti che si attesta attorno all’8-10% (con numerosi sondaggi che, in vista delle prossime politiche, lo collocano tra il 12 e il 18%, proiettandolo come possibile secondo partito nazionale!).
Sorprendente, in particolare, la conquista del Comune di Parma, dove una sciagurata amministrazione di centrodestra (che ha lasciato in eredità 600 milioni di euro di debiti!) non è bastata all’opposizione di centrosinistra per conquistare la fiducia dei cittadini.
Un boom! tanto eclatante quanto non più trascurabile...
Qualche eco sarà finalmente giunto anche alle “orecchie presidenziali”???


  ...E IL “PLIN PLIN” DEMOCRATICO!

E il Pd?
Più che “boom, boom!” il Partito Democratico sembra aver fatto “plin plin”!

Si sono sprecati i giudizi entusiasti o quantomeno rassicuranti dei dirigenti del Partito: da quello del presidente Rosy Bindi (pronta a minimizzare i risultati di Parma e Palermo, elencando prosaicamente tutti i paesini più sperduti d’Italia dove il Pd potrà vantare di aver piantato una bandierina!) a quello del segretario Bersani (dettosi certo di poter affermare che il Pd ha vinto le elezioni “senza se e senza ma!”).
I freddi numeri, in effetti, certificano un’indiscutibile vittoria elettorale del centrosinistra:
-                      dei 26 capoluoghi in cui si è votato, 15 sono stati aggiudicati dal centrosinistra (rispetto agli 8 precedenti);
-                      e dei 157 comuni non capoluogo superiori ai 15 mila abitanti chiamati al voto, 96 sono stati vinti sempre dal centrosinistra (contro i 58 precedenti).

Ma questa vittoria “elettorale” certifica anche una vittoria “politica” del centrosinistra?
Il centrosinistra si conferma unica, vera, valida, forte alternativa al centrodestra agli occhi degli elettorati?

Guardiamo alla sostanza.
Quattro erano i “test elettorali” di un qualche rilievo nazionale: le elezioni a Palermo, Parma, Genova e Verona.
Com’è uscito da queste prove il Pd?
A ben vedere, nessuna è stata superata a pieni voti!

Il Partito Democratico:
1- non è stato in grado d’indicare un candidato vincente a Genova (il sindaco Doria, premiato dalle primarie, non è certo espressione del Pd!);
2- non è stato capace di “segnare un gol a porta vuota” a Parma (il candidato democratico, già presidente della Provincia, è stato clamorosamente battuto al ballottaggio da uno sconosciuto bancario grillino, Pizzarotti!);
3- non ha avuto la forza quantomeno d’impensierire l’annunciata vittoria del sindaco Tosi a Verona;
4- e non è riuscito a strappare Palermo né a un centrodestra ormai allo sfascio né all’ex alleato Leoluca Orlando (pur avendo il facile pretesto di poterlo accusare di aver tradito lo spirito delle primarie e di non essere certo la risposta alla richiesta di rinnovamento della classe politica!).

La vera “sconfitta politica” del Pd, inoltre, è evidenziata da altri impietosi dati, per i quali:
1- da un lato, il primo partito d’Italia si è confermato quello degli astenuti (al secondo turno, quasi 1 elettore su 2 ha preferito restare a casa; l’astensionismo, forse per la prima volta, si è presentato più al nord che al sud; a Genova, in particolare, al ballottaggio solo il 39% degli elettori hanno scelto il proprio Sindaco!);
2- dall’altro lato, il Pd non è stato minimamente capace di riempire il “vuoto politico” lasciato dal centrodestra, di attrarre consensi al di là del proprio bacino elettorale di riferimento (a fronte dell’“emorragia di voti” della Lega e del Pdl, il Pd non ha accresciuto i propri);
3- e, per di più, anche il Partito Democratico ha visto erosi i propri consensi dall’espansione del Movimento Cinque Stelle.

L’esercizio yoga in gran voga tra i dirigenti del Pd (elencare come un mantra le vittorie in tutte le decine di comuni medio-piccoli conquistati dal Partito) può aver l’effetto consolatorio di una zolletta di zucchero utile a togliere l’amaro in bocca ma non può, al contempo, cancellare la realtà di un Paese che ha voltato le spalle al centrodestra senza per questo consegnarsi al centrosinistra!

C’è ben poco di cui stare sereni, dunque, in vista delle prossime elezioni politiche.
E se i partiti non saranno in grado di riformarsi e rinnovarsi in gran fretta, la “bomba elettorale” innescata a Parma rischia di non essere affatto l’ultima, bensì solo la prima di una lunga serie di deflagrazioni destinate a cambiare contenitori e contenuti nel marasma politico italiano...


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4 commenti:

  1. Una cosa meravigliosa su molti punti di vista, ma basterebbe soltanto considerare il fatto che dopo 66 anni sono state candidate ed elette persone scelte tra la gente comune, non dettate da scelte di partito oppure (ram)polli cresciuti nelle segreterie di partito.

    La mia paura, adesso, è che molti vogliano salire sul carro dei vincitori. Nella mia zona già molti approfittatori stanno sbandierando il proprio grillismo (mi perdonino il termine odiato da tutti gli appartenenti al M5S).

    Adesso dobbiamo vedere se è possibile passare ai fatti (spesso non si riesce a concretizzare anche volendo fare) e riproporre il tutto su un piano nazionale.

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  2. Caro mio, oggi non si capisce più nulla. Si parla di fine-politica e di antipolitica. I politici in voga sei mesi fa sembrano essersi inabissati come la Costa Concordia e i loro cadaveri sono rimasti ancora a galla come il relitto della nave. C'è un governo di tecnici, peraltro massoni, al servizio di caste che hanno imposto colpi di scure alla massa, al popolo debole: debole sotto il profilo economico, debole perché si tratta della forza giovane e inesperta da una parte e della forza logorata dagli anni e pensionata dall'altra, debole perché è fiscalmente sotto controllo. Le caste, che oggi tengono in pugno l'economia, tengono nel contempo in pugno la politica, al punto che gli attuali amministratori dello Stato sono burrattini di uno strapotere complesso e difficilmente identificabile in qualcuno, allo stesso modo in cui il popolo, o qualsiasi di noi, è un burattino di questo scenario allucinante. In fisica e in chimica, questo fenomeno si chiama entropia, disordine, caos. E la buona regola che osservano i chimici in questi casi è la sedimentazione, cioè lasciare il fenomeno ad un naturale riposo in modo che possa avvenire una riorganizzazione, un riequilibrio tra le forze fisiche presenti. Purtroppo, un paese come l'Italia deve correre e non può attendere la sedimentazione. Nel frattempo, nascono i grillini, che, a mio avviso, vivranno giusto il ciclo di un insetto. Le caste li tritureranno. Basta vedere come è stato triturato un Berlusconi, un Bossi, un Fini, un D'Alema ed altri, per capire che i grillini esisteranno fino a quando farà comodo la confusione dello scenario attuale.
    Io sono molto, molto preoccupato, perché veramente "del doman non v'è certezza". Monti, Fornero, Cancellieri, Catricalà, Passera, Severino, ecc., sentite che cognomi? Solo pronunciare questi cognomi e vedere in faccia queste persone, sembra già di vedere un film, nemmeno in HD. Ma è il pegno che dobbiamo pagare!

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  3. Ho letto con piacere questo tuo intervento (anche perchè mi è arrivata la segnalazione via mail :-) ), una riflessione sui cambiamenti in atto e sui numeri del consenso elettorale. In effetti qualcosa sta finalmente mutando e, personalmente, son felice che venga prestata un po' di attenzione al Movimento 5 stelle, che da alcuni anni a sta parte (dal 2009 se non erro) è attivo online e in alcuni comuni. Quel che mi stupisce però è constatare che "solo" il 10% degli elettori ha cambiato modo di porsi nei confronti della politica. Per carità, non è nemmeno male come risultato ma, sinceramente, speravo in qualcosa di più forte come segnale.
    Rimane da risolvere, probabilmente, un problema culturale e "di testa" che è cronico di noi italiani: il tempo passa ma le dinamiche e i modi di percepire/subire la politica son sempre gli stessi. Si è ancora alla ricerca di leader (non di collettività schierata in prima linea) e in mano a un'informazione che non è affatto sana, cosa questa che contribuisce a distorcere la visione dei fatti, condizionando il pensiero degli elettori.
    Concordo comunque con l'opinione espressa da Gianfranco, prima di me, e cioè che (per quanto triste sia ammetterlo) il potere, quello vero, continua a rimanere ben saldo nelle mani di pochi potenti, caste/banche/multinazionali ecc.. di cui manco conosciamo il nome e che, malgrado tutto, continuano a esercitare un certo grado di controllo sull'economia e sulla società. Tutto appare essere un'illusione, un gioco perverso; a noi, noi popolo, viene riservato solo il ruolo di pedine. Ed è questo, purtroppo, ciò che realmente condiziona il nostro vivere, forse ancor più dello sperpero di denaro pubblico, della corruzione e dell'inettitudine dei politici che stanno in Parlamento.

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  4. 1- Dove il Pd vince le primarie (vedi Palermo), perde le “secondarie” (ovvero le elezioni, quelle vere!);
    2- dove il Pd vince le elezioni (vedi Genova), perde le primarie (ovvero non riesce ad esprimere un proprio candidato credibile!)
    3- e dove si confronta con un candidato alternativo al sistema (vedi Parma -e solo per un soffio non anche Genova!-), “soccombe” di fronte alla pressante richiesta di rinnovamento proveniente dai cittadini!

    Delle prime 10 città italiane (da Roma, con coltre 2.700.000 di residenti, a Catania, con quasi 300 mila):
    - solo 4 sono amministrate da sindaci diretta emanazione del Pd (Torino, Bologna, Firenze e Bari)
    - mentre le restanti 6 sono guidate da sindaci di centrodestra (Roma e Catania), di Sel (Milano e Genova) o dell’Idv (Palermo e Napoli).

    Non c’è che dire: per il Partito Democratico una vittoria “senza se e senza ma” !!!

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