16 maggio 2012

QUELLO CHE (NON) HA (SAVIANO)


 PERCHE’ DIFENDO GIULIANO FERRARA…

Ha suscitato roventi polemiche l’articolo con cui Giuliano Ferrara ha “stroncato” ancor prima della partenza il nuovo programma con cui Roberto Saviano è tornato sullo schermo, “Quello che (non) ho”.
Eloquente come non mai il titolo dell’editoriale dell’Elefantino: Qualcuno deve pur dirlo, ora basta con Roberto Saviano.
Ancor più esplicito il contenuto:
Saviano? “Uno che non ha mai detto nulla di interessante -scrive il direttore de Il Foglio-, che non ha un’idea in croce, che scrive male e banale, che parla come una macchinetta sputasentenze, che brancola nel buio di un generico civismo, che è stato assemblato come una zuppa di pesce retorico a partire da un romanzo di successo”.
Quello che (non) ho? “Un rimasuglio di tv dell’indignazione -conclude Ferrara-, una celebrazione di quella cazzata che è l’evento.


Una critica (anzi due) mi sento di doverla muovere alla “lenzuolata farcita di astio” pubblicata sulla prima pagina de Il Foglio:
- in primis, l’attacco “preventivo” a Saviano (e Fazio), ossia ancor prima della messa in onda del loro programma, appare una mossa tanto “premeditata” quanto “preconcetta”;
- in secundis, l’Elefantino ha un po’ “calcato la mano” nei suoi giudizi, lasciandosi andare ad una critica tanto eccessiva nei contenuti quanto sguaiata nei toni.

Una precisazione, poi, mi pare opportuna: non è necessario che io ribadisca qui la stima ed ammirazione che ho sempre nutrito nei confronti di Roberto Saviano, che più volte mi son trovato costretto a difendere sia da accuse “infamanti” (quale quella d’infangare l’immagine del Bel Paese nel mondo) che da attacchi “fangosi” (come quello di essersi costruito un’immagine di vittima semplicemente per “far più grana”!).
Non sono certo tra i “detrattori” dello scrittore campano (a tal proposito, basti rileggersi il mio articolo “Ultimi censori acaccia d’autore”), né tra coloro che gli addicono la “colpa” di aver riscosso uno straordinario successo semplicemente per la pubblicazione di un libro, “Gomorra”.

Detto ciò, oltre cha dai “detrattori a tutti i costi” di Saviano, prendo le distanze anche dai “santificatori di professione” (dei Saviano come dei vari Santoro, Travaglio…): non esistono per me “intoccabili” (non lo è né il Papa né il Presidente della Repubblica... figurarsi uno scrittore o un giornalista!).
Anche l’Autore di Gomorra dovrà rassegnarsi, dunque, ad accettare più serenamente le critiche…
Del resto, alla fine i giudizi che contano li daranno non i colleghi giornalisti bensì i lettori di giornali ed i telespettatori.

Da “voltaireiano” quale mi professo, pertanto, non posso che difendere sia il “diritto di critica” di Ferrara che il “diritto di espressione” di Saviano (personaggi diversissimi ma della cui voce -piaccia o non piaccia- il nostro giornalismo ha parimenti bisogno).


…E PERCHE’ CRITICO SAVIANO (E FAZIO)

Riguardo al programma “Quello che (non) ho” deluderò probabilmente in tanti affermando di essere rimasto alquanto “deluso ed annoiato”.
Non meno deluso sarà rimasto Aldo Grasso, stando alla durissima critica pubblicata sul Corriere della Sera: “Fazio e Saviano vogliono educarci, redimerci, farci sentire migliori -ha scritto il critico televisivo-. Senza gioia, con pedanteria. Le loro trasmissioni sono le sole dove la noia viene scambiata per insegnamento, la demagogia per redenzione(…). Tutti ti fanno venire il senso di colpa(…): se non sei impegnato, sei non vuoi cambiare il mondo con noi, se non usi le parole come arma di difesa civile, insomma sei poco propenso alla bacchettoneria, che tu sia dannato in eterno!”.
Devo, ahimè, ammettere di non discordare molto dal giudizio di Grasso...
La nuova fatica televisiva della premiata ditta Fazio-Saviano, in effetti, si è rivelata un “format” incuneato sulla scia del successo di “Vieni via con me” ma non in grado di suscitare sorprese e particolari attenzioni.
Ma, se “Vieni via con me” ha raffigurato un salutare “pugno in faccia” ad una tv italiana monotona e conformista, “Quello che (non) ho” è apparso, più semplicemente, un revival autoreferenziale ed autocelebrativo di un successo passato.
Il nuovo spettacolo è sembrato più voltarsi indietro che volgersi avanti…

“Ansiogeno”. Questa la migliore definizione che ho trovato per descrivere il nuovo programma de La7!
Guardando lo stesso, difatti, si è avuta l’impressione di rivedere (nelle forme, nelle luci, nei protagonisti, nei toni…) qualcosa di non nuovo e, soprattutto, di percepire una sensazione di generale “intristimento”, di incupimento, scoraggiamento, disfattismo.
Era opportuno, ad esempio, inaugurare il programma con la lunga scia di suicidi che sta “listando a lutto”, da nord a sud, il Paese?
Era necessario riproporre il massacro di Beslan del 2004?
Era davvero indispensabile enfatizzare una sofferenza diffusa e riesumare orrori passati in uno show televisivo di prima serata rivolto a tutte le famiglie?

“Quello che (non) ho”, dicevamo, segue le orme di “Vieni via con me”.
Rispetto ad un anno fa, però, l’Italia ha subito una “rivoluzione silenziosa”, quasi senza accorgersene: una stagione storica (quella berlusconiana) si è definitivamente chiusa, una seconda Repubblica è fragorosamente crollata (si veda l’ultimo terremoto elettorale), molte certezze sono venute meno (come la solidità dell’Euro ed il futuro dell’Europa), lo spettro dell’Argentina si aggira per il Vecchio Continente…
In sei mesi il Paese è cambiato, nello stile e negli umori, più che negli ultimi 18 anni!
Di questo, però, la tv sembra non ne abbia ancora coscienza…

In questa fase drammatica della vita del Paese (dove le cronache raccontano sempre e solo la stessa storia: imprenditori falliti e disoccupati che si suicidano, spread alle stelle e disoccupazione in salita, Pil a picco e potere d’acquisto dei cittadini che si volatilizza…) gli Italiani avrebbero bisogno di ben altro rispetto alla “droga ansiogena” somministrata a dosi giornaliere da Tg e talk show: anzitutto, di SPERANZA, di PROSPETTIVE… di FUTURO!
Non si chiede alla tv di ritornare ad essere -come lo è stata per anni- un’arma di “distrazione di massa”, piuttosto di raccontare non solo fallimenti e storture di questo nostro complicato Paese bensì anche le sue straordinarie “opportunità” ed inespresse “potenzialità”!

Gli Italiani stano patendo sulla propria pelle le conseguenze del repentino passaggio dal “miope ottimismo” del Cavaliere all’“insensibile pessimismo” dei tecnocrati al governo.
Non può non esserci, però, una via di mezzo tra i due estremi: non occorre nascondere la crisi, bensì indicare UNA qualche VIA D’USCITA, UNA LUCE al di fuori del tunnel!
Per citare Beppe Severgnini, deve esistere una via di mezzo, in questo benedetto Paese: non possiamo essere condannati a scegliere tra la marcia funebre e la tarantella, tra l’angoscia e la rimozione.

Trasmissioni come quella di Fazio e Saviano sembrano dare bonariamente un “calcio in culo” a quell’Italia marcia o disfattista incapace di rialzarsi.
Ma, in momenti come questi, forse ci sarebbe più bisogno di una televisione si d’impegno civile ma capace di porgere quella mano che ci vuole per rialzarsi…
Concludendo ancora con una considerazione di Severgnini, in ogni momento, siamo in equilibrio tra la gioia di vivere e l’orrore nella vita: e ogni tanto è bene ricordarci della prima. Questo è uno di questi momenti.


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3 commenti:

  1. ferrara sarà pure inguardabile, ma saviano "nun se pò sentì". ormai è passato di moda; come l'anticonformismo.

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  2. Mi ha fatto piacere leggere le tue considerazioni su Saviano (ma anche sul pachiderma...).
    Sei a tratti imprevedibile ma ci separano almeno 30 anni di vita...
    Tuttavia leggerti è stata una boccata di aria fresca.
    Penso che ci riincontreremo.
    Ciao,
    adriano burattin

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  3. La critica è sensata. Per una persona informata (come è certamente l'autore di questo blog) e intellettualmente vivace, quindi alla continua ricerca di cose nuove e stimolanti, non mi stupisce che il programma di Fazio e Saviano sia apparso un po' ripetitivo e anche ansiogeno. Dopo aver letto sui giornali tante brutte cose, uno guarda la TV per vedere qualcos'altro, qualche guizzo artistico. Va bene perché un po' mi ritrovo anch'io in questo ritratto. Ma esiste anche l'Italia, fatta di milioni di persone che non leggono, che in tv vedono solo propaganda berlusconiana. Per loro non sarà mai inutile ripetere, sottolineare, enfatizzare... non per mandare tutti in anzia, ma solo per far venire il dubbio che oltre alla melassa di Fede, Vespa, D'Urso, Clerici... e oltre alla tracotanza volgare, prepotente, falsificatrice di Ferrara c'è anche qualcos'altro a cui pensare e altri punti di vista. No, non dico qualcosa di sinistra, li farebbe scappare, ma qualcosa di civico, morale, ragionevole e ragionato. Se lei si annoia avrà sicuramente un buon libro da leggere, ma lasci che Fazio e Saviano facciano il loro preziosissimo lavoro

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