3 giugno 2011

UNA BRUTTA "TREMONTANA"...

GIULIO TREMONTI: 
"SURPERMINISTRO" DELL'ECONOMIA?
"SALVATORE" DELLA PATRIA??
"SANTO PROTETTORE" DEI CONTI POUBBLICI"???
O UN "FALLITO DI SUCCESSO"?!


Poiché anche le più colossali bugie, una volta trite e ritrite, rischiano di divenire una "mezza verità" all'occhio dei più sprovveduti, diciamolo una volta per tutte con chiarezza: 
BASTA!
BASTA CON QUESTA "BALLA"!

In questi anni c'è stata la tendenza (persino a Sinistra!) a "santificare" il ministro Giulio Tremonti, presentandolo agli occhi della pubblica opinione quale il "pilastro portante" dell'azione del Governo.
La ragione di tale generosa "riconoscenza"?
Aver impedito all'Italia (ancor oggi, ricordo, tra le prime otto potenze economiche mondiali) di fare la stessa fine della Grecia (paese la cui ricchezza è equivalente a quella di una media regione italiana!).
Ma questo obiettivo è davvero "il massimo traguardo" raggiungibile per ministro dell'Economia quale Tremonti?
Il massimo che ci si potrebbe aspettare dal nostro Sistema Paese è davvero soltanto di non "sprofondare" in fretta ai livelli di Grecia e Portogallo (preferendo, piuttosto, una lenta ma parsimoniosa "agonia")?

La verità è che il professor TREMONTI SI E' RIVELATO UN EMERITO "MEDIOCRE", un uomo tanto politicamente potente (ripetutamente alla guida del ministero dell'Economia...) quando "INADATTO" ad affrontare le grandi sfide che si presentavano al Paese, "INCAPACE" di presentare ai cittadini, a distanza di molti anni, alcun risultato concreto della sua politica economica, alcuna riforma tra quelle da troppo tempo "promesse" ma rimaste miseramente "irrealizzate" (eterni "slogan" da campagna elettorale!).

Molti tendono a giustificare tale deludente "performance" citando un'imprevedibile crisi economica, appellandosi allo stato disastroso dei conti pubblici...
Tutto ciò, a dir il vero, da l'impressione di voler ricorrere a tutti i costi a facili "alibi", ai più scontati "pretesti" per nascondere i "fallimenti" di un Governo mostratosi tanto timoroso quanto incapace di asumersi la responsabilità di scelte difficili -magari impopolari...- ma certamente necessarie!
La realtà non smentibile è che della "rivoluzione liberale" annunciata nel 1994 dal magnate italiano delle tv commerciali, Silvio Berlusconi, non ne è rimasta nemmeno "carta straccia" (forse per nascondere finanche le prove di un totale fallimento!).

Quali sono le prove di questo "fallimento"?
L’Italia di oggi è lo specchio di un Paese rivelatosi "drammaticamente incapace":

1- di “liberalizzare” l'economia, in primis smantellando la lunga serie di privilegi appannaggio esclusivo della "casta delle corporazioni" (le uniche liberalizzazioni di rilievo che si ricordino negli ultimi anni sono state quelle Bersani...);

2- di alleggerire il “carrozzone” della pubblica amministrazione, riducendo i costi della politica ed abolendo gli enti inutili, in primis le Province (l’unica riforma di sistema che si ricordi è la legge Bassanini del 1997, opera sempre del centrosinistra...);

3- di avverare quel “miracolo economico” profetizzato nel ’94 (secondo il Fmi, negli ultimi 10 anni il Pil italiano è cresciuto di più solo di Haiti, collocandosi al 179simo posto in una classifica di 180 paesi al mondo!);

4- di attuare l'attesa riduzione della “pressione fiscale”, necessaria per dar sollievo alle finanze familiari degli Italiani (secondo l’Ocse, la pressione fiscale in Italia è salita, dal 2000 al 2009, dal 42,2% al 43,5% del Pil, per non considerare il fatto che l’approvazione del federalismo municipale rischia, a detta degli esperti, di provocare un’ulteriore “stangata” per i contribuenti!);

5- e di sanare il “gap infrastrutturale” tra il nord ed il sud del Paese e tra l'Italia intera ed il resto d'Europa (dieci anni fa il Cavaliere, dagli studi di “Porta a Porta”, presentava agli Italiani una mappa pionieristica piena di nuove strade, ponti, trafori e ferrovie che avrebbero cambiato il volto del Paese... Fino a pochi mesi fa, invece, il ministro Tremonti, avventuratosi in un viaggio ferroviario Roma-Reggio Calabria, si è trovato costretto a dichiarare che, ancor oggi, “a sud i moscerini vanno più veloci dei treni!”).

Facciamo, allora, uno "sforzo di serietà":

1- se i conti pubblici italiani sono quasi al "dissesto" la responsabilità principale non è certo né dei cittadini né dell'Ue, bensì di quelle forze di Governo che hanno retto il Paese nel corso della Seconda Repubblica, certamente non raccogliendo i frutti della loro azione perché "incapaci" di seminare negli anni alcunché di buono!
E' irragionevole, allora, sostenere che il ministro Tremonti ha svolto un qualche ruolo di responsabilità economica in Italia in questi stessi anni?

2- Come denunciato nella sua ultima relazione dal Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ad un ministro dell'Economia si richiederebbe "qualcosina di più" che adoperarsi semplicemente in un'opera di "tagli lineari" piuttosto che "selettivi" (ossia mirati, per tagliare davvero i tanti sprechi della spesa pubblica senza intaccare i servizi pubblici essenziali!).

3- Ad un ministro dell'Economia, infine, si richiederebbero non tanto "miracoli economici" (o "creatività finanziaria"!) quanto qualcosa di ben più semplice ed a portata di mano: la realizzazione di quelle riforme "a costo zero" (dunque "fattibili" oltre ogni ragionevole scusa!) utili:
- a ridurre il costo della spesa pubblica corrente (piuttosto che degli investimenti pubblici!)
- ed a liberalizzare l'ingessata economia italiana (ad attuare quella "frustata" sull'economia da molti richiesta).
Qualche esempio?
Perché non si sono più abolite le province né ridotto il numero dei parlamentari?
Perché non si è "sbrurocratizzata" per davvero la macchina pubblica?
Perché non si sono aboliti gli ordini professionali?
Perché si sta facendo retromarcia, di contro, sulla liberalizzazione delle parafarmacie?!

Rimaniamo in attesa di cordiale risposta...


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