17 marzo 2011

IL “TRICOLORE SBIADITO”...

Io non mi sento italiano... ma per fortuna o purtroppo lo sono!”
(Giorgio Gaber)

Povera Patria, schiacciata dagli abusi del Potere… di gente infame che non sa cos'è il pudore!"
(Franco Battiato)
IL 17 MARZO... E “LA PENISOLA CHE NON C'E'”!

Non sono mai stato un patriota... né tanto meno “nazionalista”.
Non ho mai mostrato la vanteria di essere nato nel “Bel Paese” (per alcuni il migliore del mondo, forse il più bello... ma credo, di certo, non quello in cui si viva meglio!).
Non ho mai adorato la retorica e il “politically correct”, né la piazza o lo sventolio di bandiere (né di Stato né di partito... né di calcio! Salvo la bandiera arcobaleno della Pace, l'unica riconoscibile come "universale"!).
Ho sempre preferito considerarmi “cittadino del mondo”, consapevole che non esistono né culture né tanto meno civiltà superiori bensì:
1- popoli tra loro fratelli (“ospiti” -mai padroni!- dello stesso Pianeta...)
2- e tradizioni diverse dalle quali poter sempre ricavare degli insegnamenti o lezioni di vita (basti pensare al popolo giapponese, che in questi giorni segnati da molteplici catastrofi sta mostrando un orgoglio ed una dignità fuori dall'ordinario!).

Per queste ragioni non ho mai risparmiato critiche all'Italia, un Paese dal passato straordinario (con un patrimonio culturale ed artistico ineguagliabile!), dal debito "incolmabile" -e per fortuna "inesigibile"!- con Madre Natura (la quale ci ha generosamente dotato di alcuni dei paesaggi più belli e contrastanti al mondo!)... ma che si è mostrato capace di realizzare uno “scempio”:
I- distruggere gran parte del suo unico vero tesoro, “la bellezza” -direbbe Roberto Benigni-, "stuprata" dal cemento e dal denaro
II- e corrompere -forse irrimediabilmente...- la sua morale ed i suoi costumi civici (l'“Italietta” di oggi -per tacer d'altro...- è un Paese in inarrestabile declino economico, infognato in innumerevoli scandali e conflitti d'interessi e ridicolizzato sulla scena internazionale dalle “virtuose gesta” di un Presidente del Consiglio capace di fuggire sempre ai giudici ma mai alle minorenni “in difficoltà” e alle frequentazioni più "azzardate" -si veda il rapporto privilegiato con Gheddafi con Putin!-).

Non per questo, però, disconosco il fatto che ogni Paese che si rispetti ha “anche” bisogno -almeno finché non si scada nella pura ipocrisia!- della “retorica della commemorazione”, di quegli atti, fatti o simboli utili:
1- per rinnovare la propria “memoria storica”
2- e per strutturare una propria e ben riconoscibile “identità nazionale”.
In quest'ottica la festa del “150simo anniversario” dell'Unità nazionale poteva rappresentare -piuttosto che una giornata di ferie dal lavoro e vacanze scolastiche...- un'occasione imperdibile di “riconciliazione” per un Paese “depresso, sbandato e diviso” (in politica come nella società) quale il nostro.

Oggi il tanto discusso “17 marzo” è arrivato... Oggi è festa per l'Italia!
Ma quanti (almeno tra coloro che non guardano assiduamente i tg e non leggono i giornali...) se ne saranno davvero accorti???

Basta guardare il calendario per notare come questa giornata non sia nemmeno segnata "in rosso" come festiva!
La ragione?
Tanto semplice quanto "stupefacente": dopo 150 anni dall'Unità nazionale, il Governo italiano ha aspettato fino agli ultimi giorni utili, precisamente lo scorso 18 febbraio, per fissare con decreto legge questa ricorrenza (che, per chi non lo sapesse, si festeggerà solo per quest'anno!).
Il motivo di tanto ritardo?
Le tensioni all'interno della stessa maggioranza tra favorevoli e contrari (i tre ministri leghisti del Governo hanno votato “contro” l'attribuzione di effetti civili a tale ricorrenza, ossia la previsione della chiusura delle scuole e delle attività lavorative in occasione di tale ricorrenza!).
Ma contrari a cosa?
Si può ancora essere “nostalgici” dell'Italietta stile '800 divisa “a spezzatino” (in 8 statarelli) e spartita “come un bocconcino” tra mille mani straniere???
Si può ancora essere contrari a “ciò che siamo” da oltre un secolo (e forse prima...), ossia “Italiani”???

Il “pretesto” utilizzato per osteggiare in tutti i modi la festività del 17 marzo è presto detto: i leghisti (notoriamente gente provinciale e laboriosa...) non avrebbero voluto perdere “nemmeno un giorno” di lavoro “per il bene del Paese”...
Ma, così stando le cose, alcuni interrogativi sorgono spontanei...

PRIMO:
Se celebrare l'Unità d'Italia è tempo “sprecato”, come qualificare il tempo “pomposamente” dedicato dai leghisti “ogni anno” ai raduni di Pontida alla foce del “Dio Po” (con tanto di “ampolla magica” e “riti celtici”)???

SECONDO:
Se l'Italia rischia davvero uno “tsunami economico” per un solo giorno festivo “una tantum” in più (tra l'altro in piena “crisi nera”, in cui “c'è ben poco da lavorare” viste le molte fabbriche chiuse -o che lavorano a ciclo ridotto...- ed i molti operai cassintegrati!), cosa sarebbe capitato se quest'anno -malauguratamente... ma come avviene quasi tutti gli anni!- il 25 aprile non avesse coinciso con la pasquetta e l'1 maggio con una domenica???

TERZO:
Se il nostro Paese non si può concedere nemmeno il costo di una festa, come spiegare la scelta del Governo di rifiutare deliberatamente l'“election day” (l'accorpamento delle elezioni amministrative coi referendum prossimi),così concedendosi "il lusso" di sperperare “300 milioni di euro” in più per un solo giorno di votazioni???

Oggi molti italiani, dunque, “non festeggeranno affatto”...
Questo, per lo meno, il consiglio degli uomini della Lega:
- del ministro Calderoli, spintosi al punto di proporre la soppressione della festa dei lavoratori del 1° maggio!
- dei consiglieri regionali della Lega in Lombardia, assentatisi dalla seduta d'Aula per un caffè piuttosto che presenziare in occasione del canto dell'Inno di Mameli!
- di tutti i principali esponenti della Lega (a livello nazionale come locale, salvo i ministri e solo per mero “dovere istituzionale”), annuncianti il “boicottaggio” dei festeggiamenti!
- e di quell'“animale politico” (nel senso letterale del termine...) di Borghezio, occupante gli schermi de La7 per sbeffeggiare l'Italia proprio nel giorno del suo “compleanno nazionale”, ritornando al proposito “eversivo” (se non altro, in quanto “anticostituzionale”) di auspicare la secessione!

Ma in quale altro paese nostro pari (gli Usa, la Francia, la Germania, l'Inghilterra... il Giappone!) sarebbe immaginabile tutto questo?
In quale altro paese una “forza di governo” potrebbe adottare con simile disinvoltura una “politica dei due forni” (lavorare a Roma per il federalismo e nel territorio per la secessione)???
Ed in quale altro paese Ministri della Repubblica (nominati dopo aver prestato giuramento sulla Costituzione!) potrebbero adottare comportamenti talmente “anti-nazionali”???
La cosa che più preoccupa, poi, è il “silenzio” della pubblica opinione: come si può (anche al nord!) tollerare simili posizioni “senza batter ciglio”, liquidandole come “biricchinate leghiste”?!

La Lega di oggi, in realtà, è cosa ben diversa da quel movimento regionalistico che emergeva nel lombardo-veneto nei lontani anni '80, quando Umberto Bossi si presentava nei comizi ancora “in canotta” e facendo sfoggio della teoria del “celodurismo”...
Oggi i leghisti:
1- dispongono di un partito di maggioranza relativa in tutto il nord;
2- siedono (in giacca, cravatta... e fazzoletto verde!) nei “Palazzi che contano”;
3- e stanno ponendo le basi per una riforma epocale per la Repubblica, quale quella federale!
Fino a che punto, allora, il Cavaliere (pur di non perderne l'indispensabile appoggio politico!) potrà concedere alla Lega di continuare a “tirare la corda”?

Per tutto questo (e non solo...) mi chiedo: cosa abbiamo da festeggiare oggi, dopo che una parte della politica (e del Paese) ha oramai “rovinato la festa”???
Un tempo l'inno nazionale si cantava regolarmente in tutte le scuole...
Oggi quanti studenti lo conoscono a memoria (salvo le prime strofette cantate dai calciatori della Nazionale...) e, soprattutto, ne conoscono il "significato autentico"?

L'impressione è che, alla fine di questi mesi (passati e prossimi) di celebrazioni che si prospettano, l'unico momento veramente “sentito” e che rimarrà nella memoria della gente sarà uno spezzone del Festival di Sanremo: l'impareggiabile performance di Roberto Benigni, il quale, ripercorrendo “a suo modo” le tappe del Rinascimento e svelando la vera anima dell'Inno di Mameli, ha saputo emozionare il cuore dei “18 milioni” di telespettatori sintonizzati davanti gli schermi di Rai1!
Non ce ne voglia il grande Roberto... ma se un Paese, per scuotersi, ha bisogno di ricorrere alla saggezza di comici e giullari (pur straordinari...), delle due l'una:
a- o si è difronte a dei “mostri sacri” ineguagliabili dell'arte espressiva (a dei veri e propri “guru” della comunicazione...)
b- oppure è il Paese stesso ormai "a far ridere!" (sia pur amaramente...).


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3 commenti:

  1. CONCORDO MA TROPPO PROLISSO..............

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  2. Anti troppo, di questi tempi !!! Scilipoti potrebbe essere una tua musa ispiratrice

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  3. Mi trovi d'accordo. Cos'è rimasto da festeggiare agli italiani? Un popolo dalle infinite potenzialità, dall'invidiata ubicazione geografica ridotto a gregge asservito di una dittatura malcelata da finta democrazia. Ormai sono rimasti in pochi a credere e sperare. Hanno distrutto perfino la dignità.

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