18 maggio 2010

IL “BERSAGLIO”...

 ECCO PERCHE’, NEL PAESE DELLE “MEZZE VERITA’”, CHI LE DICE “PER INTERO” RISCHIA D’ESSERE “EVERSIVO”…


ANTIMAFIA: NON SOLO “REPRESSIONE” MA ANCHE PRESA DI COSCIENZA E “INFORMAZIONE”…

Lo slogan ribadito, in ogni occasione utile, dal “ministro di ferro” Roberto Maroni è sempre lo stesso: “Il Governo ha ottenuto successi inimmaginabili nella lotta alle Mafie!”.
“Sconfiggeremo il cancro mafioso entro fine legislatura!”: questo, in buona sostanza, l’ambizioso -e conclamato- obiettivo del ministro dell’Interno (anche se ben poca cosa rispetto al più temerario impegno assunto dal Premier Berlusconi in persona, nel corso delle ultime elezioni regionali, di sconfiggere il “Cancro” vero -in senso clinico- entro lo stesso termine…).

Che Forze dell’Ordine e Magistratura (più che il Governo, in realtà, cui va il “merito”, semmai, dei discutibili tagli indiscriminati al reparto Sicurezza e del clima di aperto conflitto generatosi con la Magistratura…) abbiano inferto “durissimi colpi” (sul piano della repressione) a Cosa nostra e alla Camorra in particolare è un “dato di fatto”, come tale inconfutabile.
Che questo dato sia sufficiente a parlare di “sconfitta delle mafie”, invece, è un giudizio tutt’altro che assodato… per non dire del tutto avventato!

Le mafie non sono soltanto un “fenomeno criminale” (se così fosse, del resto, non sarebbero facilmente distinguibili dalla semplice criminalità comune…).
Cosa nostra, la Camorra e la N’drangheta, piuttosto, rappresentano anche un fenomeno di diffuso “malcostume sociale”:
I-                   si annidano tra i “silenzi omertosi” della gente (il pentitismo o il collaborazionismo, ad esempio, sono fenomeni quasi del tutto sconosciuti in Calabria!);
II-                 trovano “protezioni eccellenti” nel mondo politico-istituzionale (l’arresto, lo scorso febbraio, di Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl eletto nella circoscrizione estero Europa coi voti della Camorra, è emblematico…);
III-              e sanno ritagliarsi con facilità (ed evidenti complicità degli amministratori locali) sempre nuovi spazi nel mercato per il riciclaggio del denaro sporco frutto di attività illecite, di fatto “drogando” l’economia (molti hanno denunciato, ad esempio, forti pericoli d’infiltrazione mafiosa negli appalti relativi al Ponte sullo Stretto, all’Expo di Milano e alla Tac della Val di Susa).
Ciò spiega perché la repressione è un’arma “indispensabile” ma “insufficiente” per puntare al “grande malloppo”: l’obiettivo ambizioso di sconfiggere una volta per tutte le potenti organizzazioni criminali che controllano il territorio, corrompono la politica e condizionano la nostra economia!

“La lotta alla mafia (…) non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e che spinga, specialmente le giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità…”.
Così -ricorda Roberto Saviano- si esprimeva Paolo Borsellino, convinto (da magistrato) che il solo lavoro dei magistrati, pur necessario, non sarebbe stato sufficiente per combattere le mafie fino in fondo.
Per questo occorre affiancare a esso un diffuso impegno “civico, educativo e culturale” volto a smuovere fino in fondo le coscienze di tutti… proprio quelle che il “silenzio” non potrà mai aiutare a risvegliare!


BERLUSCONI - SAVIANO: LO “SCONTRO”

Da mesi il nostro Primo Ministro, Silvio Berlusconi, ha avviato una polemica “senza fine” contro tutti coloro (scrittori, registi, intellettuali, giornalisti…) che, denunciando pubblicamente le mafie (e le sue collusioni con la politica), offuscano i risultati -a suo dire- “straordinari” raggiunti dal Governo nella lotta alle mafie.
Nel mirino del Premier, così, è finito in particolare uno dei simboli oggi più ammirati dai giovani: lo scrittore di “Gomorra”, Roberto Saviano.

Le dichiarazioni del Cavaliere, allora, risultano più eloquenti di ogni altro giudizio.
Eccone alcune:
-                      28 novembre 2009: “Dobbiamo finire di parlare di mafia (…). Io se trovo chi ha girato nove serie de la Piovra e scritto libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo, giuro che lo strozzo!”;
-                      16 aprile 2010: “La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta anche per i film e le fiction che ne hanno parlato, come le serie della Piovra e, in generale, la letteratura, Gomorra e tutto il resto!”.

Premessa:
Qual è lo scopo di tale “strategia comunicativa” (visto che uno scopo non può non esserci, specie per un esperto di comunicazione quale Silvio Berlusconi)?
Qual è, in poche parole, il messaggio (tutt’altro che occulto…) che si tenta di veicolare alla pubblica opinione?
Semplice:
I-                   La mafia? Più famosa che potente…;
II-                 Parlare di mafia? Tipico atteggiamento “anti-italiano”! Perché, piuttosto, non pubblicizzare le terme di Caracalla o elogiare l’invidiabile bellezza delle nostre veraci donne?(!)

Conclusione:
Quale immagine del proprio Paese può farsi, di conseguenza, un ragazzo che (magari nemmeno nato ai tempi delle stragi del ’92) sente ripetere da una delle più alte cariche dello Stato che:
-                      Saviano rappresenta una sorta di “approfittatore”, alla ricerca di facile pubblicità a danno dell’immagine dell’Italia (poco importa, poi, se su Gomorra ha lucrato abbondantemente anche la Mondadori che lo distribuisce, di proprietà dello stesso Berlusconi…);
-                      mentre uno pseudo-stalliere, quale Vittorio Mangano (criminale pluriomicida al soldo di Cosa nostra, come appurato da sentenze passate in giudicato), rappresenta un “eroe”?(!)


FEDE - SAVIANO: L’“AFFRONTO”

A “stringere la corda” attorno all’immagine di Saviano, scendendo in campo in difesa del Premier, ci ha pensato il fido “giullare di corte”, il direttore del Tg4 Emilio Fede, che ha offerto il meglio delle sue “rappresentazioni pseudo-giornalistiche” nel corso dell’edizione dello scorso 9 maggio del Tg4 (in pratica, la nostra “Tele Kabul”!).
Parlando del “gran rifiuto” del ministro Bondi a presenziare al Festival di Cannes (cui, tra l’altro, si è scoperto non essere nemmeno stato invitato…) a causa della presenza del film “Draquila” di Sabina Guzzanti, il fido Fede ha colto l’occasione per attaccare nuovamente Roberto Saviano (?), facendo sfoggio dinanzi ai telespettatori, con un tono tra l’infastidito e lo sprezzante, di “nobilissime” considerazioni personali, tra le quali citiamo:
-                      “Ci sono state delle polemiche riguardanti Roberto Saviano (…) ma non è lui che ha scoperto la lotta alla Camorra, ma non è lui il solo che l’ha denunciata (…)”;
-                      “Ci sono stati magistrati che sono morti. Lui è superprotetto -giustamente (…)- però, come dire, non se ne può più! (…)”;
-                      “Qualcuno, addirittura, gli ha offerto la cittadinanza onoraria. Di che cosa, poi, non si capisce… (…)”;
-                      “Lui ha scritto dei libri contro la camorra? L’ha fatto anche tanta altra gente (…) senza rompere, senza disturbare la riflessione della gente! (…)”;
-                      “In un Paese come il nostro (…) non c’è bisogno che ci sia Roberto Saviano!”.

Disturbare la riflessione della gente???
Quest’ennesimo “show mediatico” di Fede (andato in onda -non casualmente- in una delle rete televisive di proprietà di Silvio Berlusconi) non può che definirsi una boutade “fuoriluogo, sconclusionata e superficiale”, che ha ottenuto comunque un risultato dinanzi agli occhi dei telespettatori: quello di delegittimare sommariamente l’“antimafia civile”, di cui Saviano è solo una delle tante espressioni e di cui il nostro Paese -contrariamente a quanto affermato da Fede- ha un estremo bisogno!


DEL PERCHE’ E’ LEGITTIMO “CRITICARE” MA INACCETTABILE “DELEGITTIMARE” SAVIANO

Sgombrando il campo da ogni equivoco, nessuno (nemmeno Saviano, dunque) può considerarsi “intoccabile”, esente da critiche…
Ma il problema sta proprio qui: quali critiche sostanziali (argomentate) rivolgere a Saviano?
Come si giustifica questo “accanimento” nei suoi confronti?
Quale sarebbe la sua più grave “colpa”???
A questo interrogativo posso rispondere soltanto avanzando alcune ipotesi… (meno provocatorie -attenzione!- di quanto possano apparire ad una superficiale lettura…).

PRIMO:
Forse quella di raccontare “falsità” (di non essere attendibile)?
Improbabile, dato che Gomorra, in pratica, consiste in una ben esposta trascrizione degli atti ufficiali del processo “Spartacus” contro le cosche camorristiche di Casal di Principe, frutto di un lavoro d’indagine giornalistica serio ed approfondito!

SECONDO:
Forse quella di “infangare” nel mondo l’immagine del nostro Paese (facendo “cattiva pubblicità” all’Italia e regalando, al contempo, notorietà a boss e camorristi)?
La mia impressione, piuttosto, è che la più grossa pubblicità la mafia se l’è fatta da sola!
Come? Ad esempio:
I-                   con “omicidi eccellenti” (come quelli dei giudici Falcone e Borsellino);
II-                 con “assassinii eclatanti”, che hanno indignato l’opinione pubblica non solo italiana (come quello del piccolo Di Matteo, disciolto nell’acido!);
III-              o con stragi “in trasferta” (quale quella di Duisburg, in Germania, dell’agosto 2007).

TERZO:
Forse quella di “raccontare” a un pubblico più vasto dei semplici “addetti ai lavori” i meccanismi reali con cui la Camorra controlla quasi “metro per metro” il territorio campano?
Per intendersi, si tratta della stessa terra d’origine dell’onorevole e sottosegretario di Governo Nicola Cosentino:
-                      nei cui confronti la magistratura ha chiesto (invano) l’autorizzazione all’arresto alla Camera dei Deputati nel novembre 2009 per il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”;
-                      e di cui il Premier ha rifiutato le dimissioni da sottosegretario lo scorso 19 febbraio.
Se fosse questa la sua unica colpa, si capisce bene perché nessuno ha il coraggio di ammetterlo a viso aperto…(!)

QUARTO:
Forse quella di essere un “opportunista”, guadagnando grazie al successo di Gomorra (di cui sono state vendute “6 milioni” di copie in oltre “42 paesi” nel mondo) più di quanto guadagni qualsiasi altro scrittore medio in un Paese scarsamente dedito alla lettura come il nostro?
Ma da quando il successo personale, conseguito con pieno merito e sacrificio (niente, forse, è più difficile che convincere un italiano a “investire” qualche soldo nell’acquisto di un libro…) è divenuto un “demerito”?!

QUINTO:
Forse quella di essere divenuto, suo malgrado, un “divo”, un “simbolo” per molti giovani (e non giovani)?
Ma da quando, in un Paese civile, ci si scandalizza:
-                      piuttosto che per gli innumerevoli modelli “negativi” che le cronache quotidiane veicolano ai giovani;
-                      per un modello, comunque la si pensi, “positivo” come quello di Saviano, portatore di “ideali sani” (su tutti, il rispetto assoluto per la legalità)?!
Dovrebbe far riflettere tutti, del resto, “il prezzo” pagato da Saviano per questa sua “notorietà”: pendendo su di lui una sentenza di “condanna a morte” emessa dalla Camorra, lo scrittore napoletano si ritrova costretto a vivere una vita da “recluso sotto protezione”, privato di moltissime comuni libertà… salvo, ancora, quella di parola!
A chi taccia spregiativamente Saviano di essere un “professionista dell’antimafia” (citando, impropriamente, il grande Leonardo Sciascia), inoltre, vorrei ricordare che anche Sciascia in un caso si è sbagliato, tacciando di essere tale persino il giudice Falcone!

SESTO:
Forse quella di essere “solo” uno scrittore?
Può sembrare assurdo ma c’è anche chi, come lo scrittore Massimiliano Parente (autore del libro “La casta dei radical chic”), intervistato dal giornalista Paragone nel corso del programma “L’Ultima parola” lo scorso 14 maggio, è arrivato al punto di dire sarcasticamente: “se Saviano avesse davvero voluto combattere la mafia perché ha deciso di fare lo scrittore anziché il magistrato?”
Un pensiero tutt’altro che isolato ma che rivela una “profonda ignoranza” (molto grave, poi, se manifestata da parte di un intellettuale, ossia di una persona che dovrebbe saper interpretare al meglio la realtà con i propri occhi): l’idea per cui la criminalità organizzata si combatta solo nei Palazzi delle Procure piuttosto che, ancor prima, in famiglia e nelle scuole!

SETTIMO:
Forse quella di “non essere il solo” a denunciare il malaffare mafioso?
Certamente (e per fortuna!) Saviano non è il solo a denunciare le mafie, a scrivere libri sul tema, a vivere la propria professione anche come un “impegno civico”.
Questa, però, non può essere una ragione valida e sufficiente per sminuire i meriti di Saviano, specie considerando che, al contrario di Cosa nostra, la Camorra (come la ‘Ndrangheta) non è mai stata un fenomeno criminale diffusamente studiato e approfondito.

OTTAVO:
Oppure, al limite del parossismo, l’unica colpa che si rimprovera a Saviano è quella di essere ancora “vivo”?!
Già, perché secondo la vetusta logica di un Paese “senza memoria né coscienza” quale il nostro, gli eroi (o cd. tali) si rispettano solo “da morti” (magari poi litigando per accaparrarsi la loro eredità morale!).
Non scopriamo oggi, del resto, che anche Falcone è stato oggetto di dure critiche e pesanti attacchi personali…
Una delle più palesi maldicenze dette a suo conto all’epoca del fallito attentato dell’Addaura dell’estate 1989, ad esempio, è stato il sospetto che sia stato proprio lui l’autore della “messa in scena” dell’Addaura, ben orchestrata per conquistare facili consensi rivestendo il comodo ruolo della “vittima”!
Un’inchiesta apertasi proprio in questi mesi a Palermo, invece, sta facendo venire alla luce scenari “inquietanti” (per non dire “sconvolgenti”!) in merito agli stessi fatti, ipotizzando:
-                      non solo che l’attentato sia fallito solo  grazie alla prontezza d’intervento di due poliziotti, Nino Agostino ed Emanuele Piazza (non casualmente pochi mesi dopo misteriosamente uccisi e vergognosamente sospettati di esserne stati complici, depistando le indagini sulla loro morte!);
-                      ma anche che -come già sostenuto all’epoca da Falcone- dietro la mano esecutrice della Mafia si nascondessero “menti raffinatissime” (in pratica, apparati deviati dello Stato!).

IN CONCLUSIONE:
Gli “improperi” di Emilio Fede contro Roberto Saviano sono “inqualificabili”:
-                      non tanto per una questione di “stile” (sarebbe fin troppo pretendere da chi rappresenta la parte più “becera” dell’informazione italiana di dar sfoggio di buon giornalismo…);
-                      bensì per la loro incomprensibile “ambiguità” di fondo!
Saviano non è criticato, infatti, per un’opinione politica espressa o per una falsa verità detta.
L’attacco a Saviano si fonda solo e soltanto sul suo “parlare” di Camorra (e di mafie, più in generale) con un linguaggio comprensibile a un pubblico vasto, in grado così di far maturare in molti la consapevolezza di come:
I-                   la criminalità organizzata sia un problema (un’“emergenza”) nazionale;
II-                 e il suo contrasto debba rappresentare una “priorità assoluta” per qualsiasi governo ci rappresenti!


DEL PERCHE’ SAVIANO E’ UN PERSONAGGIO “SCOMODO” (…SE NON “EVERSIVO”!)

L’unica domanda da porsi, a tal punto, resta la seguente: cosa c’è dietro questo “assalto” a Saviano (più che alla persona in sé, a ciò che rappresenta)?

Volendo “volar basso”, probabilmente Saviano “rompe” -per usare lo stesso eufemismo di Fede- perché con il suo Gomorra (e, ancor di più, con l’attività di divulgazione e denuncia che ne è seguita) rischia di far crollare il “castello di carta” costruito negli anni dalla politica, di smontare la narrazione perfetta di un “Paese dei balocchi”:
-                      rinato dalle ceneri della Prima Repubblica;
-                      governato da una nuova classe dirigete “del fare” (cosa, esattamente, non è dato sapersi…);
-                      e in cui le mafie sono oramai “messe all’angolo” e ridotte, in seguito alla cattura di boss e camorristi, a fenomeni di mera “criminalità disorganizzata”.
L’attacco a Saviano, nella migliore delle ipotesi possibili, si potrebbe dunque spiegare nel quadro di una più generale opera di “propaganda filo-governativa”.

Questa la spiegazione più “augurabile”.
La più augurabile perché l’unica alternativa possibile sarebbe letteralmente di carattere “eversivo”: la cosciente e pianificata volontà di delegittimare simboli preziosi nella lotta alla mafia!
Attaccare Saviano, allora, rappresenterebbe un modo come un altro per legittimare chi:
-                      appena ieri sosteneva che “la mafia non esiste” e “il giornalismo mafioso fa più male di dieci anni di delitti” (parole di un giovanissimo e spavaldo Totò Cuffaro, nel 1992 inaspettato protagonista di una puntata congiunta di Samarcanda e del Maurizio Costanzo Show);
-                      ed oggi sostiene -ancor peggio!- che “la mafia non esiste più” perché già sconfitta (tra i tanti, il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi).


“CHI TACE E’ COMPLICE!”

Se, secondo Fede, di Saviano l’Italia “non ha bisogno”, a mio avviso il problema è, semmai, l’opposto: di Saviano uno “non basta”, bensì ce ne vorrebbero mille!

Saviano “onora” (non infanga) l’immagine del nostro Paese!
Ad “infangare” l’Italia, casomai, sono:
1-                  le mafie stesse (di cui ne vantiamo non una ma ben tre, e tutte di un certo spessore…);
2-                  e l’altissima (e notoria) corruzione pubblica presente nel Paese (testimoniata dal rapporto 2009 sia di “Transparency International”, che ci colloca al 63° posto nel mondo, sia della Corte dei Conti, che calcola in 60 miliardi di euro il costo della corruzione e del malaffare pagato dagli Italiani!).

Saviano non è un “eroe”, almeno per chi come me non è avvezzo alla retorica…
Saviano è, più semplicemente, una persona coraggiosa, intellettualmente onesta e capace di assumersi le responsabilità delle proprie scelte: il che, se in un Paese “normale” dovrebbe essere una virtù abbastanza comune, in un Paese come il nostro (in cui il livello di “finto perbenismo” e di “malaffare” è elevatissimo!) diviene un merito sufficiente per aver accesso all’“Olimpo degli eroi”!
Il problema, dunque, non è Saviano: semmai è l’Italia (e gli Italiani)!

Lo scrittore napoletano è divenuto -sicuramente suo malgrado- una “icona”, un “simbolo”, un “modello positivo”: una “speranza” per molti giovani, specie meridionali (“in massa” disillusi dai pomposi proclami di una politica sempre più vecchia e autoreferenziale e disgustati dalle regole clientelari d’accesso al mercato del lavoro!).
“Eroe” o “non eroe”, pertanto, Saviano è un personaggio d’indiscutibile “statura morale” che, anche solo per questo, merita “rispetto”, come autorevolmente riconosciuto dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso dell’incontro tenutosi con lo stesso appena due giorni dopo lo sconcertante editoriale di Fede.

Uno slogan caro a Peppino Impastato (oltre al celebre “La mafia è una montagna di merda”) recitava: “La Mafia uccide. Il silenzio pure!”.
A oltre trent’anni da quel 9 maggio 1978 (in cui, nelle stesse ore, morivano Peppino Impastato e Aldo Moro), questo stesso slogan rimane ancora il più urlato dai giovani che scendono in piazza, sempre più numerosi, per dire “no alla mafia” in Sicilia oppure “ammazzateci tutti” in Calabria!
E’ questo, probabilmente, il segnale più “sconfortante” di come:
-                      tanti progressi sono stati compiuti nella lotta alla mafia (specie dopo il sacrificio di Falcone e Borsellino, in questo senso niente affatto invano…);
-                      ma il gattopardesco rischio che “tutto cambi perché nulla cambi” resta un pericolo ancora incombente in un’Italia -ripeto- troppo spesso “senza memoria né coscienza”…

“Chi tace è complice”, ripeteva con insistenza un altro grande personaggio della storia civile italiana (purtroppo sostanzialmente dimenticato, nonostante, tra gli innumerevoli riconoscimenti internazionali ricevuti, ben nove candidature al Premio Nobel per la Pace!), ossia Danilo Dolci.
L’Italia non ha bisogno di “silenzi”, bensì di “parole”, di presa di coscienza, di risveglio etico e civile!
Anche se -occorre ammetterlo- di fronte a “certe parole” (sentendo importanti cariche dello Stato evocare il “silenzio” contro le mafie, non comprendendo come ciò è proprio quello che più di ogni altra cosa auspicherebbero le stesse associazioni malavitose), verrebbe quasi voglia di augurarsi silenzi…

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10 commenti:

  1. AVVISO PER I LETTORI:

    Ieri pomeriggio, proprio poco dopo la pubblicazione dell'articolo "Il bersaglio", ho assistito -con mia grande sorpresa- alla CANCELLAZIONE DEL BLOG da parte degli Amministratori di Google!

    Dopo la mia richiesta di riattivazione immediata di "Panta Rei", il blog è stato RIATTIVATO, ma, per il momento, solo TEMPORANEAMENTE (rimanendo -così mi si dice- "sotto esame", ossia in attesa di una verifica più dettagliata, rischiando la soppressione entro 20 giorni).

    Chi si reca in questa pagina (all'indirizzo: http://gaspareserra.blogspot.com ), dunque, vede apparire inizialmente un "MINACCIOSO AVVISO" con cui si avverte di una presuna (e non specificata) "violazione dei termini di servizio" da parte del blog stesso (il che vuol dir tutto e nulla...).

    Ringrazio tutti coloro che, avendo fiducia in questo blog e nel suo Autore, hanno comunque cliccato sul tasto "prosegui" per accedere ugualmente, senza certo incorrere in alcun pericolo!

    Sarete voi stessi, del resto, a valutare se i contenuti di questo spazio siano o meno "appropriati" (per usare lo stesso eufemismo utilizzato da Google)!

    Che dire...
    La mia esperienza su questa nuova piattaforma non comincia certo sotto una buona stella!

    Saluti...

    RispondiElimina
  2. condivido le tue considerazioni! ilgovernosi vanta dsei successi con la criminalità ma,come dici tu, questi sono opera soprattutto di magistrati e polizia..
    per il resto di che ti meravigli se abbiamo al governo l'esponente di un partito venuto su dal nulla o melgio venuto su da Dell'Utri?
    e che si tiene bello caldo uno come Cosentino (per di più all'Economia e Finanze)!!!
    per la censura su Google ho appena letto sul blog di Grillo che è capitata una cosa analoga a un lettore con Youtube
    prove generali di censura?....
    ciao

    RispondiElimina
  3. incredibile la cancellazione del blog, dai non ci credo, sarà stato un controllo casuale?
    altrimenti non so che dire, roba da far cadere le braccia, in fondo il post non mi pare così eversivo, ho letto di peggio
    forse è un filtraggio che ha combinato dei termini presenti nel post in modo da apparire potenzialmente fuori le righe
    cmq complimenti ancora

    RispondiElimina
  4. LE CRITICHE PIU’ COMUNI RICEVUTE:


    Alcuni utenti (di facebook o del mio nuovo blog, “Panta Rei”), in seguito alla pubblicazione dell’articolo “Il Bersaglio”, mi hanno fatto pervenire (purtroppo solo via e-mail, non avendo voluto divulgare nei commenti pubblici le loro opinioni, come da me sollecitato…) la loro contrarietà o “irritazione”.
    Voglio comunque condividere con voi le più frequenti critiche ricevute, da me così riassunte:

    PRIMO:

    “A Lei non interessa la reale lotta alla mafia, ma solo quella da convegno e da dibattito.
    Lei sorvola sui successi del Governo nella lotta concreta mafia, essendo stati realizzati da quel personaggio che risponde al nome di Berlusconi.
    Avere arrestato 5.000 mafiosi, assicurato alla giustizia oltre 60 pericolosi latitanti e portato nelle patrie galere ben 25 dei più pericolosi latitanti è per Lei poca cosa!”.

    SECONDO:

    “A Lei interessa solo la propaganda, quindi le piace Saviano, attuale campione dell’antimafia da convegno, parente stretto del professionismo dell’antimafia denunciato energicamente da un grande siciliano come Leonardo Sciascia”.

    TERZO:

    “Lei non comprende come Saviano abbia semplicemente scoperto la gallina dalle uova d’oro e la sfrutta industrialmente (ognuno si barcamena come può, seguendo l’esempio, in altri campi, di personaggi come Grillo o Santoro…)”.

    QUARTO:

    “La Sinistra ha elevato Saviano a martire e gli ha fatto avere la scorta e il cambio di abitazione, in modo periodico, per farlo apparire come obiettivo della camorra.
    Ma la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta uccidono non per le minchiate che si scrivono nei libri o negli articoli, o per i comizi che si fanno!”.

    QUINTO:

    “Saviano è, oggi, l’unico vero leader della Sinistra”.

    SESTO:

    “La mafia italiana, per potenza, è la sesta al mondo.
    Eppure per quelli come Saviano, nel mondo, la mafia è sinonimo di Italia.
    Russia, Cina, Colombia, Canadà, Turchia non sono degnate neanche di un cenno!”

    RispondiElimina
  5. LE MIE DOVUTE RISPOSTE E PRECISAZIONI:


    Premettendo che non mi dolgo affatto di ricevere critiche (anzi, preferirei che fossero pubbliche!), mi preme offrire qualche risposta e precisazione in riferimento alle critiche riportate.

    PRIMO:

    Io per primo, nell’articolo “Il bersaglio”:
    - ho “riconosciuto” i successi conseguiti in questi anni nella lotta alla mafia sul piano repressivo in questi anni;
    - e ho “sottolineato” come la repressione (il lavoro di Forze dell’Ordine e Magistratura) sia “fondamentale”.
    Ciò detto, è mia convinzione che la sola repressione “non basti”!
    Occorrerebbe accompagnare alla stessa:
    - un’opera di “delegittimazione culturale” delle mafie (non certo di figure come Saviano…);
    - e una campagna di “educazione alla legalità” delle giovani generazioni, che non può che andare di pari passo col “valore dell’esempio” che gli adulti dovrebbero saper offrire (in primis, chi riveste ruoli e responsabilità pubbliche).
    Non si può contrastare “l’illegalità” (anche criminale) se chiunque, in prima persona, offre ai giovani “esempi d’illegalità diffusa”!

    SECONDO:

    Mi pare quantomeno eccessivo definire “propaganda” le denunce pubbliche fatte da Saviano!
    Lo scrittore di Gomorra può essere legittimamente criticato se afferma delle false verità o allorquando esprime delle opinioni politiche o se non piace il suo modo di scrivere…
    Non si possono mostrare le “orticarie”, invece, semplicemente perché in Italia c’è qualcuno che parla pubblicamente (magari anche in Tv o per mezzo del cinema) di mafia, ossia della “prima impresa del Paese” per fatturato (pari a circa “90 miliardi di utili l’anno”, secondo gli ultimi dati del rapporto “Sos impresa” della Confesercenti)!

    TERZO:

    Mi pare alquanto “esagerato”:
    - definire Saviano un mero “calcolatore”;
    - e/o pretendere dallo stesso, a dimostrazione della sua buona fede, di evitare di fare pubblicità ai suoi libri o, magari, di devolvere i proventi del suo primo libro di successo in beneficenza!
    Non credo occorra questo a riprova dell’onestà intellettuale di uno scrittore…

    QUARTO:

    Credo francamente di cattivo gusto “minimizzare” la certo non invidiabile situazione personale (il vivere sotto protezione) cui è “costretto” lo scrittore campano!
    Saviano vive sotto scorta:
    - non per “status symbol” (come avviene per tanti politici…);
    - ma perché su di lui pendono minacce concrete di morte da parte della Camorra!
    A chi pensa che giornalisti e scrittori non diano fastidio più di tanto alle organizzazioni criminali, potrei semplicemente citare l’elenco dei tanti giornalisti uccisi dalle mafie solo per aver fatto degnamente il loro dovere (da De Mauro a Impastato, da Fava a Rostagno, da Francese ad Alfano…): elenco che sarebbe lungo riportare per intero...

    QUINTO:

    Ritengo un “errore madornale”, da parte di certa Destra (politica e intellettuale), “etichettare” Saviano come “avanguardia della Sinistra”…
    Saviano, semmai, dovrebbe essere un modello che la Destra non dovrebbe così passivamente “regalare” alla Sinistra, prendendone le distanze e facendolo oggetto delle peggiori critiche!

    SESTO:
    La mafia -si continua a ripetere “rassicuranti”- è soltanto la sesta al mondo…
    E allora? Forse, per questo, non è un problema per il nostro Paese?!
    Del resto, si potrebbe anche domandare: l’Italia è la sesta nazione al mondo per dimensione o popolazione o ricchezza prodotta?
    E’ nella logica delle cose che il fatturato delle mafie italiane sia inferiore a quello di altre grandi organizzazioni criminali nel mondo (come la mafia cinese o russa) che operano in un “mercato” ben più ampio!
    Questo dato è “irrilevante” nel valutare l’influenza che le mafie continuano ad avere nell’azzoppare l’economia del Mezzogiorno e nel condizionare la classe politica meridionale!

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  6. Pensando a Saviano mi viene in mente, al contempo, la straordinaria “umanità” di Danilo Dolci…
    E proprio ricordando la sua vita si rafforza in me il convincimento che “la storia si ripete” (o, meglio, che “gli uomini ripetono imperterriti gli stessi errori”…).

    Anche l’“eroico” (nel senso letterale della parola, in questo caso!) Dolci è stato fatto oggetto in vita delle peggiori “accuse e nefandezze” possibili (di gran lunga superiori a quelle di cui oggi è vittima Saviano!).

    “Denigrazione, delegittimazione e isolamento” erano parte integrante del contesto in cui Dolci è stato costretto a lavorare in Sicilia per decenni (non a caso ottenendo riconoscimenti per il suo lavoro di riscatto sociale più all’estero che in Patria!).
    Ed anche in tal caso tutto ha avuto origine da una colpa originaria: quella di osare parlare di Mafia (infrangendo un “tabù” in un’Italia in cui, per i più, ancora “la Mafia nemmeno esisteva”!), denunciare “per nome e cognome” boss e politici collusi (pagando personalmente per questo anche le conseguenze di “processi farsa”!).

    E’ quantomeno “emblematico”, allora, rileggere questo estratto di una lettera pastorale diffusa dall’allora cardinale di Palermo, Ernesto Ruffini, in occasione della domenica delle Palme del 1964 (e pubblicata ne “Il vero volto della Sicilia” dello stesso Dolci):

    “ In questi ultimi tempi si direbbe che è stata organizzata una congiura per disonorare la Sicilia, e tre sono i fattori che maggiormente vi hanno contribuito:
    1- la mafia;
    2- il Gattopardo;
    3- e Danilo Dolci.
    Un propaganda spietata, mediante la stampa, la radio, la televisione ha finito per far credere, in Italia e all’estero:
    - che di mafia è infetta largamente l’Isola;
    - e che i Siciliani, in generale, sono mafiosi
    giungendo, così, a denigrare una parte cospicua della nostra Patria (…).
    Dolci è giunto in Sicilia per iniziare quella campagna apparentemente benefica, che doveva tanto corrompere in molti paesi d’Europa il vero volto della Sicilia (…).
    Tengo sott’occhio l’elenco delle sue gesta, che non specifico per non scendere in particolari incresciosi (…).
    Eppure lui continua a tenere conferenze in diverse nazioni, facendo credere che qui, nonostante il senso religioso e la presenza di molti sacerdoti, regna estrema povertà e somma trascuratezza da parte dei poteri pubblici ”.

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  7. SAVONO E IL "GIOCO AL MASSACRO"...

    Si sono spese "fiumi di parole" sulla figura di Saviano in questi giorni, in occasione della messa in onda del suo programma, "Vieni via con me".
    A queste, allora, mi permetto di aggiungere anche qualche mia considerazione...

    SAVIANO non è un “eroe” ("etichetta" che oramai attribuiamo con troppa facilità a chiunque faccia fin troppo bene il proprio mestiere!).
    Resta, però, una persona che “MERITA RISPETTO”, per i valori che “incarna” e per i “messaggi positivi” che è capace di trasmettere.
    Non è un giudice, non è un poliziotto: il suo compito non è arrestare criminali.
    Egli è più semplicemente uno scrittore, ma, nonostante tutto, il suo lavoro è ugualmente "prezioso", perché le mafie -come insegnatoci da Falcone- vanno combattute non solo sul piano "repressivo" ma anche -forse soprattutto- su quello "culturale"!

    Non è il solo scrittore ad essersi occupato di mafia, come in molti criticamente sottolineano.
    Non è nemmeno un "demerito", però, il fatto che Roberto si sia distinto da molti altri colleghi per la sua straordinaria capacità di comunicare ad un pubblico più vasto dei soli addetti ai lavori!
    DA INTELLETTUALE, così, Saviano HA CONTRIBUITO (credo in maniera “inaspettata”, anche per lo stesso…) A FAR CONOSCERE oltre i confini del casertano LA CAMORRA ed il nome degli Schiavone.
    Se, oggi, parlar di mafia non vuol dire solo riferirsi a Cosa Nostra e a personaggi come Riina e Provenzano, il merito è anche suo: del successo inatteso di "Gomorra", un libro di mafia letto, forse per la prima volta in Italia, da centinaia di migliaia di giovani!

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  8. Criticare il programma "vieni via con me” non può essere un tabù.
    Ogni critica è legittima: ad esempio, si può affermare di essere rimasti delusi, che i monologhi dello scrittore sono risultati noiosi, che Saviano non ha rappresentato nella maniera migliore possibile la figura dell’avvocato Alfredo Galasso (amico di Falcone, contrariamente all’impressione che chi non lo conosce si è potuta fare) oppure il rapporto Lega-N’drangheta (forse generalizzando troppo, piuttosto che fare i nomi dei politici locali effettivamente collusi con la mafia…).
    Ciò che NON E' LEGITTIMO, invece, è tentare di “DELEGITTIMARE” SAVIANO a tutti i costi!!!
    Come???
    Ascoltando le opinioni filtrate dalla tv o leggendo i numerosi commenti presenti in rete sull'argomento, si possono trovare numerosi esempi...

    "Ci sono collaboratori di giustizia costretti a cambiare identità…", dicono alcuni riferendosi criticamente a Saviano...
    E con questo?
    Forse Saviano non è "attendibile" per il solo fatto di non aver voluto (o potuto) rinunciare alla propria identità e di aver continuato a svolgere un’attività pubblica (per la quale, semmai, tutti dovremmo essergli grati)?!

    "Ci sono uomini che sono morti per combattere la mafia!", si sente ripetere sempre più spesso!
    E con questo?
    Forse Saviano deve essere un uomo morto per ricevere "rispetto e considerazione"?
    Forse -come in un amaro sfogo televisivo deunciato dallo stesso Falcone...- bisogna morire per essere credibili come "oppositori delle mafie" in Italia???
    Se è questo il messaggio che lasciamo passare, non si può che alimentare (piuttosto che contrastare) l’"omertà" della gente!!!

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  9. "Saviano va di moda…", altri tagliano corto...
    Cosa vuol dire “essere di moda”?
    Il fatto di vendere molti libri? Il fatto che le sue trasmissioni riscuotano un gran successo in termini d’ascolto?
    Ma come? Non critichiamo sempre gli Italiani per il fatto di non essere un popolo di lettori?... E poi li accusiamo di leggere "Gomorra"?!
    Ma come? Non critichiamo spesso gli Italiani per il fatto di seguire pedissequamente trasmissioni francamente "inutili o demenziali" (quali i vari reality tv)?... E poi li accusiamo di ascoltare una trasmissione come “Vieni via con me”?!

    "Saviano vive superscortato", aggiungono altri, come a sottolineare che la sua protezione sia solo uno "status symbol"!
    Saviano -aggiungono tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo o la disavventura di cenare con lui- non augura nemmeno al suo peggior nemico di vivere scortato!

    "Saviano scrive libri", altri sottolineano...
    E con questo? E’ forse un demerito scrivere? Oppure -un pò subdolamente...- si vuole lasciar intendere che Saviano “lucra” sulla propria condizione scrivendo libri?!
    Scrivere è il lavoro più "nobile" del mondo, e guadagnare con i propri libri è l’unica attività di sostentamento per ogni scrittore: non vedo perché debba essere doversamente per Saviano (salvo che si pensi che debba fare "beneficenza" e vivere col sussidio di povertà dello Stato!).

    "Saviano è quello che si fa la vacanza a Sabaudia, nelle villette a 100 metri dal mare…", altri maliziosamente ricalcano!
    Questo -in perfetto stile "feltriano", direi- è l'attacco più vile che gli si possa fare!
    Perché?
    Perché una "insinuazione" francamente inutile, senza alcuna apparente "logica"... (se non quella di alimentare la "macchina del fango", come ben descritta dallo stesso Saviano nella prima puntata della sua trasmissione!).
    Quanti italiani passano le vacanze estive in una villetta, a poca distanza dal mare e magari anche più grande di 100mq? Forse questo solo fatto li rende persone meno "integre moralmente" o "meno degne" di altri?!

    Saviano si può criticare quando "sbaglia" (il che può capitare ad ogni essere umano...).
    Attaccarlo "insinuando che lui si sia voluto arricchire costruendosi attorno un'immagine di martire", però, è tutt'altra cosa: vuol dire utilizzare gli stessi argomenti che fanno propri i camorristi a Scampia per delegittimarlo dinanzi gli occhi della gente che vive nei quartieri popolari di Napoli!!!

    IO A QUESTO "GIOCO AL MASSACRO" NON PARTECIPO!!!

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  10. A CHI VA IL "GIUSTO MERITO" PER I SUCCESSI CONSEGUITI NELLA LOTTA ALLE MAFIE ??? ...

    APRIAMO GLI OCCHI:
    "FACCIAMO LUCE" SUI FATTI !!!

    Vi invito di cuore ad ascoltare (e condividere) questo estratto di un'intervista "straordinaria" (per lucidità e chiarezza) fatta al magistrato della Procura di Reggio Calabria Nicola Gratteri, forse il maggiore esperto in Italia (dunque al Mondo!) nella lotta alla N'drangheta...

    L'intervista, andata in onda dagli schermi de La7 lo scorso 23 novembre, è visionabile (purtroppo non in versione integrale...) su: http://www.la7.it/nientedipersonale/pvideo-stream?id=i359927

    Perché sento "il bisogno" di rivolgervi questo invito???

    Semplicemente perché -specie ai più "disattenti" o superficiali...- può risultare "salutare" ascoltare la "schiettezza" con cui un vero "servitore dello Stato" da i "giusti meriti" per i successi conseguiti nella lotta alle mafie!

    Sentire queste autorevoli parole può esser utile per smontare "pezzo per pezzo" la campagna di "propaganda" con cui i partiti (di destra come di sinistra...) sistematicamente "strumentalizzano" ogni successo conseguito "a fatica" dalle Forze dell'Ordine "appropriandosene impropriamente" (se non facendone oggetto di campagna elettorale !!!).

    Diamo il "giusto merito", allora, a chi dimostra di combattere "sul campo" (non solo a parole...) le mafie !!!

    "Ascoltate" con attenzione l'intervista, dunque.

    E "condividetela" il più possibile con i vostri amici!

    E' l'informazione l'arma dei cittadini più temuta dal Potere...
    Solo chi "sa", difatti, non può essere facilmente "ingannato"!


    Saluti...

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